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Più che una abitudine mattutina un vero e proprio stile di vita. Sono in tanti i baresi che hanno assaggiato per la prima volta dopo quasi 2 mesi di lockdown un caffè preparato dalle sapienti mani dei baristi ma consumato rigorosamente all’esterno del locale – in bicchieri usa e getta – come da disposizioni della fase due.

“Basta così poco per essere felici?”, il commento di uno dei clienti abituali di un bar nel cuore del quartiere Madonnella (foto in basso). Stessa emozione condivisa anche nelle altre caffetterie che prima potevano gestire gli ordini solo tramite rider oggi invece possono consegnare il cibo d’asporto anche direttamente ai clienti. Caffè compreso. Si segnalano pochi assembramenti e file ordinate, i clienti si abbassano la mascherina per pochi secondi verso una lenta ripresa delle abitudini quotidiane.

Il ritorno del caffè in Italia. La crisi sanitaria da Covid-19 non ha intaccato l’immagine del bar degli italiani, che anzi dichiarano di essere disponibili a pagare anche di più se questi offriranno qualità in condizioni di sicurezza. E’ quanto emerge dall’indagine commissionata dall’Istituto Espresso Italiano (Iei) all’agenzia YouGov. Nel giorno della ripartenza della Fase 2 con la riapertura dei bar con il take away e il delivery, secondo il sondaggio effettuato da YouGov Italia su un campione di 1188 persone, il timore di contrarre il Covid-19 rimane alto (il 78% delle donne e il 64% degli uomini dichiarano di essere abbastanza o molto preoccupati, in particolare sopra i 35 anni).

Eppure neppure il virus riesce ad alterare significativamente l’immagine assolutamente positiva che gli italiani hanno del bar. Per il 25% degli intervistati rimane l’occasione per passare tempo con gli amici e i colleghi (prima della crisi erano il 33%) e per un altro 25% un momento di pace e relax (stessa percentuale di prima dell’emergenza). Italiani tra l’altro disposti a pagare un prezzo maggiore per il caffè al bar: il 72% si dichiara pronto a farlo in presenza di una maggiore sicurezza del luogo di consumo, il 68% in presenza di una qualità migliore. Al primo posto tra gli accorgimenti più apprezzati l’igienizzazione continua dei tavoli (42%) e la pulizia di stoviglie con prodotti particolari (29%).

“I dati emersi confermano che il lavoro che stiamo svolgendo è nella direzione corretta in quanto le linee guida indicate al governo da parte nostra puntano al bere caffè di qualità in sicurezza – commenta Luigi Morello, presidente dell’Istituto Espresso Italiano – Molto positiva la volontà degli italiani di premiare con un prezzo maggiore i baristi che investiranno in qualità migliore e applicheranno con zelo le norme di sicurezza”.L’Istituto Espresso Italiano, di cui fa nno parte torrefattori, costruttori di macchine per caffè e macinadosatori e altre aziende della filiera, conta 34 aziende aderenti con un fatturato aggregato di circa 700 milioni di euro. (ansa)


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