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La Regione Puglia, a due mesi dal bando, a causa della scarsa partecipazione dei medici ha difficoltà ad attivare le Usca, le unità speciali di continuità assistenziale che dovranno visitare a domicilio i malati di Covid. Oggi c’è stata una riunione tra il direttore del dipartimento Politiche della Salute, Vito Montanaro e i rappresentanti dei medici di medicina generale, ed è emerso che solamente 26 medici di continuità assistenziale hanno partecipato al bando.

“Vogliamo attivare le Usca previste dal decreto: ma ad oggi solo alcune sono pronte a partire. Sono pochi i medici della continuità assistenziale – le vecchie guardie mediche – che hanno aderito ai bandi delle Asl. Dovremo quindi nel caso integrare gli organici con strategie alternative, se le adesioni dei medici di continuità assistenziale dovessero essere insufficienti”, ammette Montanaro. Nel corso della riunione è stato deciso che, visto l’andamento dei dati epidemiologici, il numero delle Usca effettivamente previste dal decreto legge, potrebbe essere superiore al fabbisogno reale. Pertanto, ogni Asl potrà costituire le Usca per macroaree e in relazione ai pazienti sottoposti a sorveglianza sanitaria. Tutte le Asl hanno avviato la fase di formazione, dotando il personale dei necessari DPI, mezzi, strumenti, telefoni cellulari, farmaci. Le organizzazioni sindacali, nel prendere atto della minima partecipazione dei medici di continuità assistenziale, hanno preso l’impegno di sensibilizzare i loro colleghi. A Brindisi è stata attivata una sola Usca, a Taranto nessuna ancora, in provincia di Lecce da oggi ne sono attive otto, a Bari ancora nessuna, in provincia di Foggia cinque in funzione, zero nella Bat.


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