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“Puglia e Italia hanno altre priorità al momento, per ultima c’è l’istruzione dei bambini”. E’ l’allarme lanciato da alcuni genitori ed insegnanti in merito alla riapertura delle scuole, prevista in Puglia per il 24 settembre. Mentre le scuole superiori del barese, raccontano alcune insegnanti, si stanno organizzando per tornare tra i banchi, le scuole primarie e secondarie, brancolano ancora nel buio. Smarrimento generale, nessuna direttiva specifica, nessuna notizia su come, realmente, funzionerà il sistema scolastico in previsione di quelle che saranno le norme di cui l’emergenza sanitaria, inevitabilmente, necessiterà. Il tutto, in un clima di incertezza che lascia aperta la strada anche al possibile ritorno ad un periodo di lockdown.

“Si stanno preparando in qualche modo? Sarebbe bello e utile sapere come” – ha sottolineato Valentina, mamma di un bambino di 8 anni”. La sensazione, a detta di molti genitori, ma anche lavoratori del settore, è che, di fatto, si parli troppo senza cercare soluzioni affinché le scuole possano effettivamente offrire condizioni valide per tornare tra i banchi di scuola, sia in qualità di studenti, sia in qualità di insegnanti. “Le priorità oggi, più che le scuole, sono le discoteche aperte. Non è ancora ben chiaro a tutti che questa emergenza è una cosa seria. Continuando in questo modo a settembre saremo costretti a vivere un altro lungo periodo di quarantena, con il rischio che slitti ulteriormente l’apertura ricominciando con la didattica a distanza” – ha commentato Domenica, mamma di un bambino di 11 anni.

Il timore che i controsensi attuali possano scavalcare il bisogno di bambini e ragazzi traspare anche nelle parole di Laura, nonna che si occupa a tempo pieno di una bambina di 12 anni. “Continuano a perdere tempo su chiacchiere che riguardano i banchi e non pensano di assumere personale, non si capisce nulla. Tutto questo inciderà irrimediabilmente sulla dispersione scolastica, soprattutto perché il rischio è nuovamente quello della didattica a distanza, cosa che spero non accada, non perché sono una nonna, ma perché penso che il contatto umano sia importante: una spiegazione e anche una risata sono belli in classe. Vedo tutto troppo lontano però, i bambini vengono dopo e questo è un vero peccato” – ha concluso la nonna che fa anche da madre alla piccola. Dello stesso avviso è anche Annagrazia, mamma di due bambini di 10 e 12 anni.

Ad aggravare lo stato di allarme è anche il monito delle insegnanti. In molti, appartenenti al settore, stanno infatti denunciando una carenza logistica di soluzioni attuabili, soprattutto in Puglia, in cui, commenta Rosaria, mamma di un ragazzo di 13 anni e insegnante di scuola primaria, “le scuole sono casermoni, le strutture spesso cadono a pezzi, siamo costrette a chiedere, con vergogna, persino la carta igienica ai genitori. Come possiamo pretendere che entro settembre si trovi il modo di rendere accessibile la scuola durante una pandemia di questa portata?”.

Il periodo appena conclusosi, secondo la stessa insegnante, è stato molto difficile, sia per gli studenti, sia per i genitori. “Un ritorno alla didattica a distanza sarebbe pericoloso soprattutto per la questione relativa alla riservatezza dei bambini con bisogni educativi speciali. Si è corso il rischio di farli sentire diversi, quando diversi non sono, ma hanno bisogno, loro, come tutti, di attenzioni particolari che solo tra i banchi di scuola possono funzionare. Sono disposta a rischiare piuttosto che tornare alla didattica a distanza, è importante per i bambini tornare a scuola” – ha concluso Rosaria.

Al monito di Rosaria fa eco quello di Rita, insegnante e mamma di una bambina di 8 anni. “A decidere saranno i presidi, esattamente come è avvenuto tra marzo e giugno in cui ogni scuola ha fatto come voleva. Nessuno ha seguito una linea comune, tutto spesso dipendeva dalle insegnanti. C’è stato chi ha fatto una marea di corsi e si è donato anche a tutte le ore del giorno e chi non ha sentito e visto i bambini per mesi. Purtroppo non posso che essere negativa sull’apertura delle scuole se le condizioni di partenza sono queste” – ha sottolineato Rita.

Insomma, la sensazione generale è quella che a settembre inoltrato sarà troppo presto per tornare sui banchi di scuola, sia per quanto concerne la questione dell’emergenza sanitaria che non tende a rientrare, sia per quanto riguarda la condizione del sistema scolastico pugliese, carente, a detta di genitori e insegnanti, praticamente da sempre. “Basterebbe organizzarsi, come hanno fatto gli altri Stati, invece, mi dispiace dirlo, in Italia, la politica non ha tra le priorità l’importanza del problema educativo. Le scuole, private o pubbliche, dipendono da loro, senza avere supporto.  Al momento, né da insegnante, né da genitore, posso avere o dare informazioni in merito alla riapertura. Non è giusto” – ha concluso Mariangela, insegnante di scuola materna e mamma di un bambino di 12 anni.


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