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“Dietro quegli eventi ritenuti superflui, c’è un’intera filiera di persone che lavorano. Per noi è di nuovo tempo di lockdown”. E’ il messaggio, colmo di angoscia e preoccupazioni, lanciato da alcuni lavoratori pugliesi del settore eventi che, con il decreto entrato in vigore lo scorso 13 ottobre, si ritrovano nuovamente a dover fronteggiare una crisi, di fatto, mai terminata.

Niente feste private, questa una delle decisioni del Governo nel tentativo di contenere il contagio da Covid-19. Una decisione che, di fatto, coinvolgendo feste per bambini, ma anche per adulti, come lauree o compleanni, si ripercuote, inevitabilmente, nella vita di persone che adesso, stando a quanto dichiarato dagli stessi, non solo si ritrovano senza lavoro dopo aver investito moltissimo per poter ripartire, ma sono anche privi di supporti mirati dedicati al settore e devono lottare per dare atto di esistenza al proprio operato.

A raccontarlo, in maniera dettagliata, sono le parole di Luciana Bottalico, piccola imprenditrice barese, in una lettera aperta indirizzata, tra gli altri, anche al presidente del Consiglio, al governatore Michele Emiliano e al sindaco di Bari Antonio Decaro, nella quale ha elencato, nero su bianco, le preoccupazioni di chi, con quel lavoro considerato “superfluo”, ci vive.

“Caro Governo, caro perché è tanta la fatica che mi sta costando comprendere ed interpretare l’incoerenza totale delle tue scelte politiche, soprattutto in questo ultimo decreto – scrive la donna – dici che si possono festeggiare solo le feste irripetibili, quindi cerimonie civili e religiose, però, è vietato festeggiare compleanni e lauree…e perché mai se potrebbero essere festeggiati a pari condizioni di quelle imposte per le cerimonie religiose che hai indicato?” – ha sottolineato la Luciana specificando che, sia durante il lockdown, con incassi pari a zero, sia a giugno, con la falsa speranza di una ripresa, i lavoratori del settore hanno dovuto continuare a pagare tasse e contributi “resi senza battere ciglio” .

A fare eco alle parole dell’imprenditrice barese, ci sono quelle di Cinzia Castellazzi, del gruppo Parchi Gioco e Ludoteche Italia, che già a marzo scorso, in vista del blocco, aveva aperto un gruppo, assieme ad altri lavoratori del settore appartenenti a diverse regioni e categorie specifiche, utile per porre domande comuni e veder garantiti i propri diritti.

“Si tratta di un decreto paradossale, la festa è un concetto astratto: posso vietare un assembramento, ma non una festa, anche da sola con una torta teoricamente faccio una festa. Capiamo la necessità di vietare situazioni incontrollate, come feste in case private o in locali presi in affitto, in quel caso controlli non ce ne sono, ma nel nostro caso no. Noi ci siamo adeguati alle direttive da subito attuando protocolli rigidissimi, investendo moltissimo per continuare a lavorare in sicurezza – ha commentato Cinzia –  assieme agli altri lavoratori del settore presenti all’interno del gruppo, abbiamo scritto una lettera indirizzandola, tra gli altri, al Presidente del Consiglio, con l’obiettivo di trovare risposta ad una situazione drammatica che vede cittadini costretti a chiudere le proprie attività per i debiti accumulati durante i mesi di lockdown”.

Un esempio concreto è quello di Michele De Martinis, imprenditore pugliese che si occupa del settore intrattenimento per bambini, animazione turistica e wedding. Michele non ha negato di essere parte di un settore definito da egli stesso, attualmente, completamente in crisi, raccontando inoltre di essere molto preoccupato per l’impossibilità di sostenere i costi futuri.

“Fino ad oggi abbiamo potuto lavorare ed equilibrare i conti, ma da adesso in poi ci troncheranno completamente. Il settore si stava riprendendo dopo un periodo già difficile. Sarebbe meglio un lockdown totale, che il limbo cui siamo costretti – ha sottolineato l’imprenditore – fateci lavorare, fate più controlli, ma fateci lavorare. Perché fare una fiera e non fare un evento? Si tratta di un’intera filiera che si blocca. Nell’ipotesi futura di un nuovo blocco totale per noi non potrà che peggiorare ulteriormente. E’ un film già visto che non vede fine” – ha concluso Michele.

Lo stesso, ha specificato, in merito, che sarebbe necessario, ora più che mai, ricevere maggiore supporto dalla Regione Puglia, soprattutto per quanto riguarda chiarimenti in merito ai bandi e all’impossibilità della categoria in questione, di rientrare con i propri codici Ateco,  in quelli dedicati a turismo e cultura, attivati durante l’emergenza.

“Con il sostegno delle associazioni di categoria che ci aiutano in questo momento stiamo cercando di far allargare queste tipologie di bandi ad altri codici nel tentativo di ottenere maggiore supporto”, ha concluso l’imprenditore.

“Vogliamo spiegazioni sui criteri adottati per questa decisione, lo esigiamo in quanto imprese italiane che hanno sempre pagato le tasse. Nella maggior parte dei casi invece, non sanno nemmeno che esistiamo. Continuano a ragionare prendendo linee guida per deduzioni. Fino ad oggi non è mai successo niente, casi partiti dalle nostre ludoteche non ce ne sono stati. Adesso aleggia su di noi un grande punto interrogativo con la conseguente possibilità di non riuscire più a sostenere i costi e di dover chiudere per sempre” – ha concluso infine Cinzia Castellazzi.


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