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Gli studenti universitari baresi ricordano l’omicidio Agitu Gudeta, la rifugiata etiope di 42 anni diventata simbolo di integrazione in Trentino a Frassilongo. Il 29 dicembre è stata colpita in testa e poi violentata come emerso dall’interrogatorio di Adams Suleimani, 32 anni, ghanese, reo confesso.

L’ennesimo femminicidio ha scosso la comunità di Zona Franka e sui social network è stata condivisa lo slogan “Vive in tutti noi”. “Il femminicidio del 29 dicembre – scrivono – che ha portato via Agitu Ideo Gudeta, rappresenta ancora una volta l’urgenza di affrontare in maniera sistemica la violenza patriarcale in tutte le sue forme. Il 92esimo femminicidio di quest’anno non è solo un dato statistico o un numero, ma è una storia di vita che merita, come tutte, di essere ricordata e non spersonalizzata”.

“Siamo stanchi di vedere riempite le pagine di cronaca nera con narrazioni tossiche: le vite delle donne ingiustamente spezzate vanno ricordate con Nome e Cognome, con ciò che hanno rappresentato e rappresenteranno. C’è un meccanismo ricorrente nella narrazione dei femminicidi e delle vittime, un meccanismo – che si intreccia spesso anche con una narrazione razzista – che abbiamo il dovere di rompere, ricordando il nome di Agitu Ideo Gudeta, ricordando come ha scelto di vivere, restituendole la sua dignità di persona e donna”.


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