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La Regione Puglia è pronta a dar battaglia per indirizzare il Recovery Fund non solo verso lo sviluppo economico ma in direzione della riduzione del divario Nord-Sud. È questo il messaggio fondamentale che l’amministrazione regionale ha voluto far passare questa mattina in occasione dell’incontro in videoconferenza con le associazioni datoriali di categoria Confindustria, Confartigianato, Confcooperative, CNA, Confesercenti, CLAAI e Confcommercio, CONFAPI e Legacoop.

“Noi siamo pronti – ha dichiarato il presidente Michele Emiliano – ad accogliere una sfida epocale. Attendiamo una discussione compiuta a livello nazionale sull’utilizzo del Recovery Fund. Abbiamo costruito un coordinamento delle regioni del Mezzogiorno attraverso la nostra capacità di dialogare in modo rapido e strategico. Questo e i prossimi incontri – ha proseguito il governatore – sono importanti perché serviranno a confrontarci nel merito delle proposte di utilizzo delle risorse del Recovery, che riteniamo siano strategiche in un mondo che sta cambiando velocemente”. Il presidente della Regione Puglia ha ricordato che “la crisi sanitaria mondiale sta modificando lo scenario economico globale e non è solo il settore turistico a pagarne le conseguenze. Lo shock – ha spiegato Emiliano – sta producendo un arresto della produzione nei paesi interessati dalla pandemia, colpendo le catene di approvvigionamento, un forte calo dei consumi e l’emergere di visioni allarmanti per l’occupazione. Tutto questo, in misura variabile, si potrebbe verificare anche nella nostra regione e nel Mezzogiorno in particolare. Sono necessari quindi interventi ancorati su tre fronti di azione: proteggere i lavoratori, stimolare l’economia e l’occupazione, sostenere il lavoro e il reddito. Tali misure – precisa – comprendono l’estensione della protezione sociale, la formazione e l’istruzione, il sostegno per mantenere il lavoro e sgravi finanziari e fiscali, anche per le micro, piccole e medie imprese. Continuo a pensare che noi dobbiamo essere capaci di intercettare nuovi business determinati da questa situazione di cambiamento. Questi business possono essere ovviamente farmaceutici, di processo e di servizi”, ha concluso il governatore.

Un parere riecheggiato anche dall’assessore regionale al Bilancio, Raffaele Piemontese, secondo cui “l’appuntamento con la storia lo centriamo se il superamento della questione meridionale guida una visione complessiva dell’utilizzo dei fondi del recovery fund in modo tale da assicurare che gli interventi abbiano natura strategica e si colleghino agli investimenti nazionali e a quelli europei in modo coerente, in modo che rappresentino una vera e propria ipotesi di uscita dalla questione meridionale”.

L’Italia conterà su 65,456 miliardi di sovvenzioni a fondo perduto: il 70% delle allocazioni delle risorse, cioè 44,724 miliardi, è riferito agli impegni per progetti 2021-2022, il resto, cioè 20,732 miliardi, è riferito agli impegni relativi al 2023. Nel complesso la “quota” italiana è di circa 209 miliardi ripartiti in 81,4 miliardi in sussidi e 127,4 miliardi in prestiti. I governi dovranno inviare alla Commissione europea i Piani di ripresa e di resilienza entro fine aprile 2021. La Puglia ha individuato come possibili candidati al finanziamento tramite il Recovery Plan 167 progetti per un valore di 17,9 miliardi. La lista delle opere trasmessa alla Cabina di regia di Palazzo Chigi, non è definitiva, ma suscettibile di modifiche e integrazioni anche attraverso il confronto con il partenariato: si tratta di un lungo elenco di opere strategiche da realizzare in termini di infrastrutture, agricoltura, commercio, green economy, sviluppo delle imprese, aree industriali, ambiente, turismo e cultura.

Le opere sarebbero da realizzare tra il 2021 e il 2026, per la sezione Sviluppo economico sono inseriti progetti la cui portata economica complessiva è pari a 6,42 miliardi di euro, suddivisa per sezioni di competenza. La fetta più grossa è da ripartire nell’ambito della Sezione competitività e ricerca dei sistemi produttivi, alla quale sarebbero destinati quasi 4 miliardi. Di questi 345 milioni sono da investire nella strategia regionale per lo sviluppo delle aree industriali, artigianali e produttive, un miliardo per il sostegno alla liquidità, progetti strategici, riposizionamento delle medie e piccole imprese per dargli il rilancio dell’economia, altri 100 milioni come intervento per favorire la crescita delle start up e delle piccole imprese innovative e 200 milioni per la rete del fare insieme. Le risorse destinate ai trasporti sono 2 miliardi.

Per il settore ambiente ci sono 2 miliardi e mezzo. Per il settore cultura e turismo la somma è di circa un miliardo 200 milioni di euro. In 8 schede sono stati raggruppati i 288 interventi che riguardano il settore agricoltura per una somma complessiva di investimenti pari a un miliardo 217 milioni di euro.


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