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Sequestro di beni e di rapporti finanziari e bancari, per un valore stimato di circa 2 milioni di euro, questa mattina, nei confronti di un 66enne di Foggia con precedenti di polizia e penali per i reati di associazione per delinquere, usura, estorsione e ricettazione. L’operazione è stata eseguita dal personale della Questura di Foggia e del comando provinciale della Guardia di Finanza di Bari, in esecuzione di apposito decreto emesso dalla Terza sezione penale, in funzione di Tribunale della prevenzione di Bari.

L’esecuzione del sequestro dei beni rappresenta l’epilogo della complessa e articolata attività investigativa svolta dalla Polizia anticrimine della Questura di Foggia e dal Nucleo di polizia economico-finanziaria di Bari, finalizzata alla ricostruzione del profilo di pericolosità sociale dell’uomo e all’individuazione degli asset patrimoniali e finanziari acquisiti illecitamente dal suo nucleo familiare, composto da 2 persone.

Il 66enne è stato, infatti, riconosciuto come soggetto connotato da una pericolosità sociale generica alla luce del suo coinvolgimento, nel periodo 2000-2018, in molteplici indagini concernenti, in particolare, numerosi delitti a sfondo patrimoniale, che hanno portato alla luce il grave fenomeno usurario che allarma da molti anni la provincia di Foggia e hanno delineato un preciso quadro indiziario a carico dell’uomo, nonché di altri complici.

Come evidenziato nel decreto del Tribunale di Bari, questi ultimi, mettendosi in comunicazione e in relazione con numerosi imprenditori in stato di bisogno, concedevano loro prestiti di denaro a tasso usurario. Tale prassi illecita veniva perpetrata anche nei confronti di piccole famiglie in difficoltà finanziarie, alcune delle quali in condizioni economiche estremamente disagiate e, pertanto, impossibilitate ad accedere a qualsiasi forma di credito per soddisfare le primarie esigenze di vita quotidiana. Le vittime identificate nel corso delle indagini erano costrette a versare ai propri aguzzini interessi sulle somme ricevute con tassi che oscillavano tra il 30% ed il 580%. In un episodio un pensionato arrivò a tentare il suicidio per la disperazione degli interessi usurari che non riusciva più a saldare al proprio aguzzino.

Al fine di disvelare, quindi, l’origine del patrimonio dell’uomo e del suo nucleo familiare è stata acquisita, con riferimento al periodo 2010-2017, una grande quantità di documentazione, tra cui i contratti di compravendita dei beni nonché numerosi altri atti pubblici che hanno interessato nel tempo l’intero nucleo familiare investigato, verificando poi, per ogni transazione, le connesse movimentazioni finanziarie sottostanti alla creazione della provvista economica. Il materiale così raccolto è stato oggetto, pertanto, di circostanziati approfondimenti che hanno consentito di accertare un’ingiustificata discordanza tra il reddito dichiarato dal proposto e dal relativo nucleo familiare e il valore dei beni acquisiti nel lasso temporale 2011-2017.

In esecuzione del Decreto emesso dalla Terza Sezione Penale del Tribunale di Bari sono stati, quindi, sottoposti a sequestro, in vista della successiva confisca, oltre 50 unità immobiliari, n. 2 autovetture e le disponibilità presenti in n. 15 rapporti finanziari, per un valore stimato pari a circa 2 milioni di euro.


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