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I sindacati annunciano un sit in di protesta, venerdì 7 maggio, alle ore 10, davanti alla sede dell’Ufficio Scolastico Regionale di Bari per dire basta agli annunci del ministero, cui non seguono ancora atti concreti e condivisibili, sia per rivendicare l’incremento degli organici del personale docente e ATA con conseguente riduzione degli alunni per classe. Infatti si chiede che in classe non devono esserci più di 20 alunni.

“Dopo un anno e mezzo di emergenza sanitaria – scrivono – i tanti errori di valutazione, di programmazione e di gestione non hanno insegnato nulla alla politica, visto che il Ministero non ha dato seguito agli impegni pur assunti con le organizzazioni sindacali e che, da soli, già rappresenterebbero una importante misura di contrasto al rischio pandemico nelle scuole: ci riferiamo, in particolare, alla riduzione degli alunni per classe e al conseguente e necessario incremento di personale docente e ATA”.

“Alla fine gli effetti della riforma Tremonti-Gelmini, che da 12 anni detta i parametri per la formazione delle classi di ogni ordine e grado, nonché i vecchi criteri per il calcolo della dotazione organica ATA, si sono rivelati più forti anche della pandemia. Infatti, dalle informazioni ricevute dai territori, ci risulta che si stiano autorizzando numerose classi con punte di 30 alunni e cattedre in organico di diritto a 24 ore”.

“A questo si aggiunga che per il prossimo anno scolastico non vi è alcuna conferma dell’organico aggiuntivo, il cosiddetto Covid, che, comunque, non può rappresentare la risposta alle nostre richieste di incremento dell’organico di diritto, pur essendo necessario in questa fase di pandemia, per garantire condizioni di maggior sicurezza. Al contrario, sono stati tagliati 100 posti di collaboratori scolastici a causa della trasformazione full time dei contratti dei lavoratori ex LSU. Lo stesso cosiddetto organico Covid, che nella nostra regione ha visto 8.000 unità in più di personale docente e ATA, non lascia spazio a interpretazioni diverse rispetto a una politica distratta la quale non si è resa conto che la pandemia ha prodotto cambiamenti irreversibili e che, se si vuole far ripartire veramente la didattica in presenza, si devono operare investimenti strutturali e non di emergenza, a cominciare dalle risorse del PNRR”.

“Con queste premesse, per il prossimo anno scolastico sarà estremamente complicato puntare ad un rientro in presenza al 100% in quanto, al netto della mancanza di un piano dei trasporti adeguato e dedicato, di un piano immediato di ammodernamento degli edifici scolastici e di risorse per sostenere una programmazione di screening periodici della popolazione scolastica, il numero di studenti per classe non permetterà affatto di garantire il distanziamento sociale.

“Le scuole pugliesi, già provate da un anno e mezzo di lavoro massacrante, fatto di continue riorganizzazioni e riprogrammazioni, in un estenuante balletto tra didattica in presenza, didattica a distanza e didattica mista, sotto i colpi di dozzine di decreti ministeriali, di periodiche ordinanze regionali e l’inutile incombenza delle prove invalsi, non possono affrontare il nuovo anno scolastico ancora una volta all’insegna dell’incertezza e della continua ricerca di soluzioni dell’ultimo minuto”, concludono.


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