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La Puglia apre ai vaccini agli adolescenti, ma i genitori pugliesi aderiranno all’appello lanciato dal governatore Michele Emiliano? Lo abbiamo chiesto al pediatra Antonio Di Mauro, da poco eletto consigliere junior nel direttivo nazionale della Società Italiana di Pediatria.

Dottore, perché è importante vaccinare gli adolescenti tra 12 e 15 anni? “Comprendo la perplessità di alcuni genitori: gli adolescenti non sono certo la fascia di popolazione che ha riempito gli ospedali o quella che è finita in terapia intensiva intubata. Ma i giovani sono la fetta di popolazione con la socialità più spiccata. Per il loro benessere psicofisico è fondamentale uscire, incontrarsi, fare esperienze, evadere ed anche – purtroppo – trasgredire. E il virus in questo “modus vivendi” ha gioco facile. La vaccinazione degli adolescenti evita proprio questo! Ma non solo. Se dovessimo lasciare parte di popolazione non vaccinata e suscettibile all’infezione, è lì che andrebbero ad emergere e selezionarsi nuove e più pericolose varianti. E questo sarebbe un danno per tutti. Nessuno escluso: vaccinati e non! Quindi vaccinazione per gli adolescenti perché permette loro di riprendere la loro vita fatta di scuola, spensieratezza e incontri: perché permette al tempo stesso di protegge le loro famiglie; perché permette al tempo stesso di proteggere la comunità intera da temibili varianti”.

Molte famiglie sono preoccupate però. “I genitori sono spaventati perché non comprendono come un vaccino non somministrabile agli adolescenti fino a qualche giorno fa, da un giorno all’altro, viene proposto ai loro figli. Paure lecite ma è proprio in questo che si vede la serietà degli organi regolatori sulle vaccinazioni. Senza studi e dati solidi anche nella popolazione 12-15 anni, gli adolescenti sono rimasti esclusi dalla vaccinazione. Ora questi dati li abbiamo e dimostrano ottima efficacia e profilo di sicurezza. Due dosi di vaccino ad mRNA a distanza di 21 giorni hanno dimostrato di poter prevenire il COVID, a fronte di effetti collaterali lievi o moderati (il dolore nella zona dell’iniezione, stanchezza, mal di testa, dolori muscolari e articolari, brividi e febbre) tutti regrediti dopo qualche giorno. Nella bilancia tra rischi e benefici del vaccino, vincono i benefici. Si può partire”.

Voi pediatri siete disposti a vaccinare i  vostri assistiti? “Certamente sì. Che sia negli ambulatori o negli hub vaccinali, i pediatri sono propensi a vaccinare. Ora la sfida sarà tutta organizzativa. Dopo il parere favorevole degli enti regolatori spetta alle singole regioni coordinare la distribuzione e le modalità di somministrazione. I pediatri – specie quelli pugliesi – sono abituati ad essere protagonisti delle campagne vaccinali: basti pensare a quella antinfluenzale. A questo si aggiunge il rapporto speciale, di fiducia ed empatia, che noi instauriamo con le famiglie e i nostri assistiti”.


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