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Si presenta al centro vaccinale per ricevere la monodose di vaccino, essendo stato paziente Covid, ma la sua anamnesi non risulta sul sistema della Regione Puglia, così l’infermiera di turno afferma che gliene servono due. E’ quanto accaduto in un Hub vaccinale di Trani. Protagonista della vicenda il presidente dell’associazione di volontariato “Io ci sono”, Savino Montaruli che si è visto costretto a rinunciare alla dose di vaccino.

“La delicatezza del tema, anche alla luce delle recentissime prese di posizione su alcuni vaccini da parte del mondo scientifico, impone cautela e contenimento nelle esternazioni, ma quanto accade non va taciuto”. E’ con queste parole che il presidente dell’associazione di volontariato, racconta quanto accaduto lo scorso 10 giugno.

La storia – Montaruli, essendo stato paziente Covid-19 ed avendo effettuato un esame di laboratorio (esito ottenuto il 7 giugno), in cui risulta la presenza di Anticorpi ANTI Sars CoV2 (Covid19) IgG pari a 250, si presenta al centro vaccinale per ricevere la monodose di vaccino. La certezza, di dover ricevere una sola dose, arriva sia dal medico di famiglia, sia dal pneumologo specialista che lo ha visitato il giorno prima.

Durante le pratiche di anamnesi iniziali effettuate da un’infermiera e da dirigente medico, Montaruli scopre di non essere presente sul sistema GIAVA COVID-19 della Regione Puglia, motivo per cui, l’equipe medica decide che avrebbe dovuto ricevere due dosi di vaccino. La decisione resta tale anche dopo aver presentato la certificazione originale, rilasciata, in particolare, dalla stessa Asl BT, con la quale si dichiarava che Montaruli in data 5 novembre 2020 era risultato positivo al Covid-19, con relativa disposizione di quarantena.

A quel punto, Montaruli, si è visto costretto a coinvolgere le Forze dell’Ordine, affinché fosse riconosciuta la validità della certificazione Asl, con la conseguente certificazione che avrebbe dovuto ricevere una sola dose di vaccino e non due. “Accettare le due dosi non necessarie e mai prescritte dai medici che ne hanno chiesta una sola – si legge nella nota –  avrebbe significato disconoscere di aver avuto il Covid. Avendo inoltre già prodotto una così massiccia dose di anticorpi naturali, eccedere nelle dosi di vaccino, con anticorpi artificiali, qual è quello che si sta somministrando, avrebbe potuto inficiare gli effetti molto più positivi degli anticorpi”.

Di fatto, si legge ancora, “l’accettazione della doppia dose con la rinuncia alla seconda da parte di Montaruli avrebbe significato non riuscire ad ottenere il Green Pass, ma sarebbe stata anche una rinuncia “volontaria” che il Presidente non avrebbe mai voluto risultasse in quanto avrebbe significato falsare la reale situazione e disconoscere la malattia da Covid dello stesso, avallando un sistema informatico regionale che, evidentemente, fa acqua ed anche in questo caso sarebbe opportuno accertarne le responsabilità. Al termine della triste ed incresciosa vicenda resta una domanda: ‘perché non sottoporre i pazienti già Covid ad un esame sierologico preventivo per verificare la quantità di anticorpi naturali già presenti nell’organismo quindi giungere anche alla conclusione che tali pazienti non abbiano alcun bisogno di vaccino qualora abbiano, come accaduto a Montaruli, già un’abbondante dose di anticorpi naturali forti’? Perché rischiare che un prodotto artificiale possa addirittura compromettere quegli anticorpi buoni?. La corsa ai vaccini – concludono nella nota – in questo contesto così disorientante, sembra più la corsa alla Green Card da Matrimonio che quella ad un’immunizzazione che sia certa, duratura, sicura e soprattutto consapevole. Del Matrimonio forse v’è certezza ma di tutto il resto, a questo punto, proprio ancora NO”.


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