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“Consideriamo l’incontro una specie di nuovo inizio”. E’ quanto dichiara il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, al termine dell’incontro sull’ex Ilva, tenutosi questa mattina al Mise e presieduto dal Ministro dello Sviluppo economico Giancarlo Giorgetti. Il Presidente Emiliano era accompagnato da Leo Caroli, presidente della task force regionale per l’occupazione. Presenti anche i ministri Andrea Orlando e Mara Carfagna, il presidente della Liguria Giovanni Toti, i rappresentanti dell’azienda Acciaierie d’Italia, di Invitalia e delle segreterie nazionali dei sindacati.

Sul tavolo del Mise la proposta di Emiliano:  l’immediata chiusura degli impianti a caldo, l’inizio dei lavori anche con l’aiuto dell’Ue per la costruzione di forni elettrici, che a regime devono funzionare a idrogeno, ma che potrebbero funzionare inizialmente anche a gas se l’idrogeno non fosse immediatamente disponibile.

“È la prima volta che il Governo – spiega il presidente – ha chiesto ai due governatori, della Liguria e della Puglia, di stare seduti dalla parte del Governo, questo per noi è un passaggio importante. Siamo pienamente collaborativi, come abbiamo detto. Pensiamo che il lavoro che il sindacato nel suo complesso sta facendo per difendere l’occupazione ma anche le comunità, soprattutto quella pugliese che è a maggior rischio per la salute, sia un lavoro importantissimo. Quindi la natura del sindacato italiano come un sindacato non corporativo, ma capace di interpretare l’interesse generale, in questa trattativa è centrale.

E ho detto ai due soci – prosegue – perché abbiamo un socio che è una grande finanziaria che ha investito nell’acciaio e l’altro che è lo Stato, di mettersi d’accordo sulla mission che questa fabbrica deve realizzare. Certamente non può fare morti, non può fare incidenti sul lavoro, non può fare cassa integrazione utilizzando il danaro dello Stato per fare gli utili. Su questo credo che si sia creata una buona unità di azione col sindacato. Ho notato nel sindacato anche una forte determinazione a volere la Regione e gli enti locali dentro il tavolo di trattativa, questa è una cosa che mi fa enorme piacere e li ringrazio.

Però questo significa prendersi anche delle responsabilità con la Puglia, nel senso che io non sto al tavolo a guardare quello che succede, sto lì per evitare che una nuova Corte d’Assise possa condannare altri manager per aver ripetuto gli errori del passato, perché quella sentenza dice che se anche tu rispetti i limiti legali dell’emissioni ma ammazzi la gente rischi di essere condannato lo stesso. Su questo punto noi dobbiamo uscire, perché non c’è futuro per una fabbrica che viva sotto questa spada di Damocle.

In conclusione la considero una giornata positiva, ma con grande prudenza e nella speranza che ciò che dice l’azienda sia vero, perché lo stesso Governo è un socio necessitato, non è un socio volontario, cioè vuole vedere se il suo socio è affidabile. Non c’è una data già fissata per un prossimo incontro, però dal pragmatismo dei tre ministri – e la presenza del ministro Carfagna mi ha fatto molto piacere – si è compreso che è una vertenza meridionale, non solo pugliese. Peraltro è una vertenza nella quale dobbiamo utilizzare il famoso Just Transition Fund che, come ho detto, senza una profonda innovazione tecnologica non è utilizzabile: l’Europa non ce lo farà utilizzare per una fabbrica col piano industriale e con l’AIA precedente, dobbiamo cambiarlo, dobbiamo farlo meno impattante dal punto di vista ambientale. Anche il ministro Orlando ha svolto il suo ruolo e Giancarlo Giorgetti credo abbia compreso la vicenda, con un pragmatismo sicuramente lombardo”.


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