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La Corte di Appello di Bari ha rigettato la richiesta di risarcimento danni pari a 42 milioni di euro avanzata nei confronti del Comune dalla società GIEM, Gruppo imprenditori edili meridionali srl, che nel 1991 aveva acquistato dalla famiglia Levi Montalcini tre aree a Punta Perotti, poi confiscate nel 2001 e restituite (dopo la revoca della confisca) nel 2013. Respinta anche la richiesta che gli eredi della senatrice Rita Levi Montalcini e dei suoi fratelli, venditori dei terreni, restituissero i prezzi incassati.

Secondo i giudici, che hanno così confermato la sentenza già emessa in primo grado nel marzo 2017 dal Tribunale civile di Bari respingendo l’appello della società, «la GIEM non poteva certo ignorare che la procedura di lottizzazione, poi ritenuta abusiva dai giudici penali, era ancora tutt’altro che compiuta, quindi la scelta di comprare i terreni in quel preciso momento, senza aspettare il termine della procedura amministrativa, fu una scelta consapevole». Per questo quei contratti di compravendita immobiliare dei quali la società chiedeva la risoluzione sono da considerarsi validi.

Anzi, la Corte ha condannato la GIEM anche a pagare le spese di giudizio della famiglia Levi Montalcini, quantificandole in 85 mila euro. Nella lunga e motivata sentenza, inoltre, pur rilevando il “comportamento colpevole del Comune di Bari» per aver approvato all’epoca il piano di lottizzazione senza il nulla osta ambientale, i giudici spiegano che «la situazione urbanistica attuale dei suoli è uguale a quella del momento dell’acquisto e, di conseguenza, la società attrice non può lamentare di avere subito un danno».

Anzi, oggi «i suoli possiedono un valore di gran lunga superiore al prezzo d’acquisto», 12,5 milioni di euro rispetto agli 11 miliardi di lire (pari a 5,5 milioni di euro) costati 30 anni fa.
La vicenda riguarda terreni che facevano parte della lottizzazione di Punta Perotti, ma su cui non è mai stato edificato alcun palazzo, al contrario di quanto avvenuto sui terreni adiacenti su cui furono edificate e poi abbattute le famose “saracinesche”. (Ansa)


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