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Il capoluogo pugliese deve guarire dagli ecoreati. Per questo oltre sessanta siti inquinati con deposito illecito di rifiuti, anche pericolosi, sono stati censiti sul territorio metropolitano di Bari. E racchiusi in una mappa inoltrata al Ministero della Transizione ecologica, per il tramite della Prefettura di Bari.

“Per la segnalazione del presunto danno ambientale”, scrive l’associazione barese “Gens Nova” che da anni lotta per la prevenzione di questi fenomeni fenomeni a tutela della salute pubblica. Infatti le campagne sono ammalate, lo mostra l’attività di geo-localizzazione di ciascun sito durata circa un anno.

La mappa è interattiva e realizzata sull’applicazione “mymaps”, con appositi segnaposti di diversa colorazione a seconda della tipologia del rifiuto rinvenuto, che consentono di poter verificare lo stato dell’arte del sito con successivi aggiornamenti.

“Ancora una volta Gens Nova – si legge in una nota dell’associazione – si porge per una fattiva collaborazione istituzionale, cercando di tutelare una ‘vittima’, l’ambiente, di fatto indifeso e degno di tutela. Gli ecoreati stanno divenendo sempre più una piaga del nostro territorio, aggredito e violentato da individui senza scrupoli, che traggono vantaggio e profitto a discapito della salute pubblica”.

Dal quartiere Japigia, strada Rafaschieri e torrente Valenzano, passando per Triggiano e Valenzano. Segnalazioni anche dal parco di Lama Balice e strada del Deserto al rione Stanic. Ma quasi nessun quartiere della città è esentato fino alla complanare ovest. Tanti cumuli di spazzatura, in cui ci si può imbattere in sostanze altamente tossiche. Queste cataste di scarti, poi in alcuni casi vengono date alle fiamme inquinando l’aria.


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