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Lino Banfi è stato il protagonista odierno del Bifest, il festival del cinema a Bari. Nel Teatro Petruzzelli si è svolta la master class dopo la proiezione di Il commissario Lo Gatto, mentre stasera riceverà il premio alla carriera.

L’attore di Canosa, ormai simbolo della Puglia, ha raccontato alcuni aneddoti inediti, come la passione per la chirurgia che lo ha portato ad aiutare i medici nei momenti cruciali in cui nascevano le sue nipotine. Fino ai primi ricordi sull’avanspettacolo e l’inizio di un percorso artistico.

Banfi nel tempio del teatro barese si è poi rivolto ai cittadini presenti in platea. Un po’ a sorpresa si è voluto scusare per aver storpiato il dialetto del capoluogo pugliese nel corso delle gang indimenticabili.

“Nei contratti non mettevo mai la mia origine di Canosa o Andria, mi vergognavo. Adesso mi pento pubblicamente per lo stile comico riferito al dialetto, adesso cercherò di parlare più giusto. Prima si incazzavano i baresi, figuriamoci se uno che si è laureato alla Bocconi a Milano si doveva sentir dire ‘Ah sei di Beri come Lino Banfi”.

“Ma io non avevo colpa, il mio desiderio era quello di aprire il sentiero della pugliesità perché siamo un popolo bellissimo senza una drammaturgia come i napoletani o i siciliani. Spero di aver aperto la una nuova strada”, conclude Banfi.


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