aqp.it
ferrovieappulolucane.it
amgasbarisrl.it

Sono oltre tremila le imprese chiuse a Bari nei primi due trimestri del 2021. E’ quanto emerge dai dati di Info Camere, secondo i quali, in particolare, nel capoluogo pugliese sono state 3.407 le imprese che hanno chiuso la saracinesca per sempre: 2.524 nel primo trimestre, 883 nel secondo.

Da Eataly a Zara Home, sino a passare per il marchio Candida (che aveva aperto da poco più di un anno in zona centrale), ma non solo. Anche il Disney Store, divenuto negli anni punto di riferimento di tante generazioni, la sartoria di famiglia Cam, segnata dalla crisi e l’ultimo, proprio degli scorsi giorni, Cos. Sono solo alcune delle moltissime attività che non hanno retto il colpo sferrato dall’emergenza sanitaria che ha contribuito negli ultimi due anni ad aggravare una situazione già latente. Ad essere maggiormente colpite, così come confermato da Benny Campobasso, presidente Confesercenti Puglia, sono state soprattutto le imprese del settore ristorazione e abbigliamento.

I numeri attuali non sono molto lontani da quelli del 2020, dove in totale, le imprese chiuse a Bari nei primi due trimestri erano state 3.844 (2982 nel primo, 862 nel secondo). La storia di Bari, inoltre, non è una storia felice: a prova di ciò i dati del 2019, dove, ben prima della pandemia, a chiudere (sempre calcolando i primi due trimestri dell’anno) erano state 4.889 imprese (3.305 nel primo, 1584 nel secondo). Nonostante questo i dati attuali, secondo Campobasso “Non sono negativi”. C’è infatti, soprattutto in Puglia, un aumento della fiducia delle imprese. Nel secondo trimestre, in particolare, c’è un’accelerazione in merito all’apertura di nuove attività.

A fare da contraltare ai dati delle cessazioni, ci sono infatti quelle delle nuove iscrizioni.  In Puglia, nel primo trimestre ci sono state 6.157 cessazioni (1,61%) e 7,234 iscrizioni (+1,89%). Il saldo è a -1619. Nel secondo trimestre sono state 2.423 le cessazioni (1,53%) e  5.882 (0,63%) le iscrizioni. Per quanto riguarda Bari, nel dettaglio, nel primo trimestre abbiamo 2.524 cessazioni (1,71%), con 2.743 iscrizioni (1,86% e saldo -583), nel secondo trimestre a monte delle 883 cessazioni (0,60%) ci sono 1969 iscrizioni (1,33%).

“Se guardiamo il saldo – ha spiegato Campobasso – non dobbiamo preoccuparci delle chiusure. Le cessazioni ci sono sempre, sono fisiologiche. Il problema è capire se sono compensate dalle aperture. Siamo l’unica regione in Italia al momento ad avere saldo attivo, questo nonostante quello che abbiamo vissuto. In tanti non si sono arresi, è segnale del fatto che c’è voglia di aprire nuove imprese” – ha sottolineato specificando che i tratta prevalentemente di attività del settore ristorazione.

“A Bari c’è grande fermento – ha proseguito – sono tante le attività chiuse, ma tante anche quelle che aprono. La risposta è stata inaspettata. Stanno chiudendo soprattutto grandi gruppi in difficoltà con problemi di altro tipo, invece aprono attività gli imprenditori locali, prevalentemente legati alle somministrazioni e alla ristorazione, maggiormente trainanti in questo momento. Lo stato di salute del territorio è migliore rispetto ad altre regioni, lo è anche dal punto di vista turistico, i dati parlano di livelli simili a quelli di due anni fa. Ora certo è presto per fare un bilancio, ma i segnali sono incoraggianti. Attendiamo l’autunno, momento sempre delicato. E’ importante vedere cosa succederà da ora in poi” – ha concluso ricordando che l’anno scorso, durante le festività, c’erano state le chiusure.


© RIPRODUZIONE ANCHE PARZIALE RISERVATA - Borderline24 Il giornale - Ti invitiamo a usare i bottoni di condivisione e a non copiare l'articolo.

ConfagricolturaBari
CattolicaBari

LASCIA UN COMMENTO:

Scrivi il tuo commento
Il tuo nome qui