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Il grande successo dell’ultima serie Netflix, Squid Game, rivela ancora una volta la grande influenza della Corea del Sud nel mondo dell’entertainment. La Corea del Sud non è nuova ai successi mondiali di questo tipo, non solo per i blockbuster ma anche per i videogiochi o per la musica, ricordiamo ad esempio i BTS, la boy band famosa in tutto il mondo, tra i tanti. Anche gli sceneggiati romantici sono davvero molto famosi, soprattutto in Asia.

L’intrattenimento cinematografico si è già rivelato una carta vincente per le aziende sudcoreane. I film come Parasite e Minari hanno ottenuto riconoscimenti sia dalla critica internazionale che dal pubblico, mentre la già citata Squid Game, una parabola distopica a tema sopravvivenza, è risultata essere la serie TV più popolare Netflix di sempre e generando 891 milioni di dollari per il gigante dello streaming, secondo Bloomberg.

La Korea Content Creative Agency, agenzia di contenuti gestita dallo stato, rileva che il giro d’affari dell’industria dell’intrattenimento coreana è di circa 107 miliardi di dollari statunitensi, che derivano dalla popolarità delle industrie musicali, televisive, cinematografiche e di gioco, conosciute come “l’onda coreana”.

I problemi arrivano dalla Cina

Per vicinanza geografica e grandezza del mercato la Cina rappresenta decisamente un target molto attraente per tutta l’industria dell’intrattenimento coreana. Senza contare che i cinesi, soprattutto tra i millenials e la generazione Z sembrano apprezzare molto tutto ciò che viene dalla penisola vicina.

Uno dei principali problemi che però frenano la piena diffusione di contenuti Made in Korea nel paese del dragone è la censura. La Cina certamente non è nuova a questo tipo di controllo su tutto quello che entra nel paese. Il presidente Xi Jinping pone regole ferree contro non solo la tecnologia del paese, ma anche per tutto quello che riguarda le industrie del gioco online e dell’intrattenimento.

La strategia coreana

Le aziende coreane non si sono lasciate intimidire. In molte tra quelle più innovative infatti stanno tranquillamente riscrivendo le strategie aziendali per evitare il peso dell’offensiva normativa di Pechino.

Come si legge sul Financial Times, Choi Kwang-wook, presidente di J&J Asset Management, un investitore nel settore dell’intrattenimento e gioco sudcoreani, ha affermato che in ogni caso la Corea ha bisogno di diversificare il suo mercato di riferimento per evitare di dover sempre cambiare i suoi piani. Nello specifico sarebbe opportuno sviluppare i mercati del sud-est asiatico, Stati Uniti ed Europa, per crescita futura dell’industria. Per fare un esempio della strategia coreana nei confronti del mercato cinese si può citare come Samsung e Hunday abbiano dovuto interrompere la collaborazione con il gruppo BTS nei messaggi marketing rivolti alla Cina perché uno dei membri ha fatto un riferimento lo scorso anno alla Guerra di Corea, durante la quale morirono centinaia di migliaia di cinesi.

Non si sa quanto la censura cinese riuscirà a bloccare il successo dei prodotti sudcoreani all’interno del paese e se e come gli appassionati cinesi si daranno da fare per riuscire lo stesso a godere dei loro sceneggiati o cantanti preferiti. Sicuramente in tutto il resto del mondo l’industria coreana dell’intrattenimento continuerà a registrare successi dopo successi.


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