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Protesta a Bari per la sospensione della mensa scolastica, la preside: “Non avevo scelta”

Pubblicato da: Rosanna Volpe | Mer, 2 Febbraio 2022 - 11:00
mensa scuola
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Si rincorrono le polemiche delle famiglie in seguito alla decisione secca della preside del Comprensivo “Japigia” I Verga, Patrizia Rossini, di chiudere la mensa. Una decisione presa in poche ore ma – a detta sua – purtroppo inevitabile

Ma facciamo un passo indietro. Il 14 gennaio arriva una nuova circolare da parte del Dipartimento prevenzione. La circolare spiega le nuove modalità che la scuola deve seguire per il servizio mensa e cioè due metri di distanza interpersonale. Non solo: sulla circolare si legge a chiare lettere che con un solo positivo debba scattare immediatamente il t10 per tutti gli alunni presenti in mensa.

“Ho seguito quindi le nuove indicazioni approvate anche dalla Asl – spiega la Rossini – e nel giro di poco tempo ho dovuto mettere una classe in quarantena”. Una decisione che ha sollevato le polemiche da parte dei genitori che hanno dapprima chiesto alla preside di annullare la circolare. Non soddisfatti l’hanno chiesto alla Asl, senza però alcun successo. Non è andata meglio quando la Rossini ricevendo la notizia di tre positivi in mezz’ora ha deciso di sospendere la mensa, ma solo temporaneamente.

“Oggi arriveranno nuove indicazioni dal Governo. Ho deciso nel frattempo di sospendere la mensa perché continuando a salire il numero dei positivi, avrei dovuto mettere tutta la scuola in quarantena”. In altre parole la dirigente ha messo in sicurezza la scuola dalla quarantena in attesa delle nuove disposizioni governative che , come annunciato, saranno meno restrittive.

Ma la decisione della preside che proprio non è piaciuta. “Ho ricevuto la lettera di un avvocato al quale si sono rivolte alcune famiglie. Sono due mesi che nelle scuole non c’è tregua. Continuiamo, purtroppo, a essere il capro espiatorio per tutto. Ho chiesto collaborazione dal primo momento e la risposta è la lettera di un avvocato”. La preside fa spallucce: la rabbia da una parte e il dovere di andare avanti dall’altra anche se sommersi da burocrazie sanitarie oltre che beghe legali.

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