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Agenti accusati di “tortura” in carcere a Bari, chieste assoluzioni

Agenti della polizia penitenziaria sono stati accusati di tortura nei confronti di un detenuto psichiatrico che aveva incendiato la cella

Pubblicato da: redazione | Mer, 17 Gennaio 2024 - 16:42
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“Quanto successo quella sera non si doveva verificare, qualcuno si è comportato come non si doveva comportare. Le violenze ci sono state, ma quel terribile episodio è un’aggressione, è un pestaggio, ma non una tortura”. A dirlo in aula l’avvocato Guglielmo Starace, difensore di quattro imputati (Leonardo Ginefra, Giovanni Spinelli, Vito Sante Orlando e Francesco Ventafridda) nel processo che vede coinvolti, tra gli altri, cinque agenti della polizia penitenziaria accusati di tortura nei confronti di un detenuto psichiatrico che, la sera del 27 aprile 2022, aveva dato fuoco alla propria cella nel carcere di Bari. In totale gli imputati sono 11, per i quali la Procura ha chiesto condanne da 8 anni a 4 anni e sei mesi (per gli agenti coinvolti) e il pagamento di una multa di 60 euro per gli infermieri per omessa denuncia.

Oggi, in Tribunale, è cominciata la discussione delle difese. Due degli assistiti di Starace, Spinelli e Ventafridda, rispondono anche del reato di tortura, gli altri – a vario titolo – di violenza privata, falso e rifiuto d’atti d’ufficio. Per tutti loro l’avvocato ha chiesto l’assoluzione, pur sottolineando “il lavoro preciso e puntuale di ricostruzione di quanto avvenuto notte della Procura” ma del quale non condivide le conclusioni né la qualificazione giuridica del reato. Quella notte, ha detto ancora l’avvocato, “l’iniziativa sconsiderata” del detenuto “ha scatenato l’inferno”, e gli agenti intervenuti per spegnere l’incendio ed evacuare le altre celle “hanno brillantemente portato a termine una operazione di difficoltà estrema”, dovendo “evacuare un altissimo numero di detenuti senza poterli controllare”. Le immagini del pestaggio, ha concluso Starace, “fanno male e sono un pugno in faccia per chi le guarda”, ma “queste persone hanno servito lo Stato per una vita” e “hanno avuto il coraggio di raccontare la loro versione dei fatti, assistendo a ogni udienza del processo”.

Anche i legali dell’agente Francesco Valenziano e dell’infermiere Massimo Fortunato, gli avvocati Maurizio Sasso e Graziano Carlo Montanaro, hanno chiesto l’assoluzione per i loro assistiti, che rispondono rispettivamente di rifiuto d’atti d’ufficio e omessa denuncia. Le discussioni dei difensori degli altri imputati continueranno nella prossima udienza del 24 gennaio.

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