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Brt a Bari, Fratelli d’Italia: “Salteranno 2500 posti auto”

Le accuse all'amministrazione comunale: "Non collegherà neanche le periferie"

Pubblicato da: redazione | Mer, 22 Gennaio 2025 - 10:41
BRT 1

“I baresi dovranno abituarsi a una nuova sigla che non farà dormire sonni tranquilli: il BRT; il progetto che scimmiottando uno slogan di Milano si prefigge di collegare la città in 15 minuti, rischia di diventare l’ennesimo bluff di un’amministrazione di centrosinistra. Secondo un film già visto, quello fatto di diapositive e video immaginifici che disegnano una città dei sogni e si prendono gioco dei baresi, il “Bus rapid transit” rappresenterà l’ennesima clava per i cittadini che dovranno fare i conti con il taglio di oltre 2.500 posti auto”. Così in una nota il coordinatore cittadino di Fratelli d’Italia Bari, Antonella Lella,

“E nonostante il sindaco cerchi di indorare la pillola parlando di Piano del traffico (che di fatto non esiste) e di affidamenti di progetti a esperti del settore, non è dato comprendere dove dovranno parcheggiare l’auto quei cittadini che si ritroveranno cantieri eterni senza valvole di sfogo, costretti a girovagare alla ricerca di un posto visto che per decenni il centrosinistra targato Emiliano-Decaro non ha voluto realizzare i parcheggi interrati nonostante le continue sollecitazioni del centrodestra – continua la nota –  Ma questa amministrazione nasconde la verità ai baresi, soprattutto quelli delle periferie: l’immaginifico progetto del BRT si prefigge di collegare in 15 minuti la città da tre “centri stella” situati nel capoluogo, dimenticando però tutto il resto, cioè le periferie. Il sindaco Leccese e il suo assessore dovranno spiegare ai cittadini di Carbonara Loseto, Ceglie, Palese, Santo Spirito, Torre a Mare che per raggiungere i tre “punti cardinali” dovranno fare ricorso a mezzi propri o a qualche immaginifico mezzo pubblico, impiegando chissà quanto tempo rispetto al famoso quarto d’ora che il Comune continua a sventolare con annunci e comunicati, giocando col futuro di decine di migliaia di famiglie. Un po’ come accaduto per l’innovativo progetto delle filovie, in realtà mai partito, costato fior di quattrini per le casse pubbliche ma premiando chi oggi siede sui banchi dell’Europarlamento di Bruxelles”.

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