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Morti sul lavoro, Puglia in zona arancione: 33 vittime nei primi otto mesi del 2025

In Italia già 681 decessi

Pubblicato da: redazione | Mar, 14 Ottobre 2025 - 17:28
foto freepik

Trentatre vite spezzate in otto mesi solo in Puglia: è il bilancio amaro che emerge dal nuovo rapporto dell’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro e Ambiente Vega Engineering, aggiornato ad agosto 2025. La regione si colloca in zona arancione per rischio di mortalità, con un’incidenza superiore alla media nazionale e un primato negativo che la inserisce tra le aree italiane più colpite insieme a Veneto, Toscana e Abruzzo.

In Italia, le vittime sul lavoro sono 681, di cui 493 in occasione di lavoro e 188 in itinere. I numeri restano drammaticamente stabili rispetto allo stesso periodo del 2024, quando i decessi erano 680. A guidare la triste classifica c’è la Lombardia con 68 morti, seguita da Veneto (53), Campania (49), Sicilia (41) e Puglia (33).

I settori più colpiti in tutto il Paese sono quelli delle Costruzioni, che da soli contano 78 decessi, seguiti dalle Attività Manifatturiere (69), Trasporti e Magazzinaggio (65) e Commercio (48). Il lunedì si conferma il giorno più tragico della settimana, con quasi un quarto degli infortuni mortali (23,7%), seguito da venerdì (20,3%) e giovedì (16,4%).

L’Osservatorio segnala come la maggior parte delle vittime appartenga alla fascia di età tra i 55 e i 64 anni, mentre il rischio di morte aumenta esponenzialmente tra gli ultrasessantacinquenni. Colpisce anche il dato sui lavoratori stranieri: 148 i decessi complessivi, con un rischio più che doppio rispetto agli italiani (43 morti ogni milione di occupati contro 18).

Il presidente dell’Osservatorio, Mauro Rossato, parla di una “tragedia che si ripete anno dopo anno” e sottolinea che la stabilità dei numeri “non è un segnale di speranza, ma il sintomo di un Paese che non ha ancora compreso che la sicurezza sul lavoro è l’unica vera arma contro gli infortuni”.

In Puglia, dove il settore edilizio e quello manifatturiero restano tra i più esposti, la curva degli incidenti mortali non accenna a calare. Gli ispettori del lavoro e le organizzazioni sindacali continuano a chiedere maggiori controlli nei cantieri, formazione obbligatoria per i lavoratori e un impegno concreto delle imprese per ridurre il rischio.

Sul piano nazionale, le denunce totali di infortunio da gennaio ad agosto 2025 sono 384.007, in leggero calo rispetto alle 386.554 dello scorso anno (-0,7%). Ma dietro questa flessione apparente restano migliaia di storie di precarietà, mancata sicurezza e fatica quotidiana.

Una situazione che, secondo i dati, vede ancora oltre metà del Paese in zona rossa o arancione per rischio di morte sul lavoro: dalla Basilicata all’Umbria, dalla Campania alla Sicilia, fino alla stessa Puglia. Un’Italia spaccata, dove per troppi lavoratori il posto di lavoro continua a essere, paradossalmente, il luogo più pericoloso.

foto freepik

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