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Rifiuti, Bari ancora sotto la media nazionale: differenziata al 46%. Ma il Sud accelera

I dati del rapporto “Rifiuti urbani” dell’Ispra fotografa una situazione fatta di luci e ombre

Pubblicato da: redazione | Lun, 29 Dicembre 2025 - 15:19
rifiuti

Rifiuti? Bari cresce, ma lentamente. La raccolta differenziata nel capoluogo si ferma al 46%, un dato in miglioramento rispetto agli anni precedenti ma ancora lontano sia dall’obiettivo del 65% fissato per legge, sia dalla media nazionale che oggi viaggia al 67,7%. Peggio fanno solo poche grandi città. E’ quanto emerso dal nuovo rapporto “Rifiuti urbani” dell’Ispra che fotografa una situazione fatta di luci e ombre: il Mezzogiorno continua a ridurre il divario con Centro e Nord, ma città come Bari restano in coda alla classifica dei grandi Comuni sopra i 200mila abitanti. Davanti ci sono Bologna (72,8%), Padova (65,1%), Venezia (63,7%) e Milano (63,3%). Bari segue comunque Roma (48%) e precede Napoli (44,4%).

Dietro a questi numeri c’è un sistema che si sta trasformando. La produzione complessiva dei rifiuti in Italia è cresciuta del 2,3% nel 2024, superando i 29,9 milioni di tonnellate. Nonostante ciò, la quota avviata a riciclo aumenta: oggi il 52,3% dei rifiuti urbani viene recuperato, sopra il target europeo del 50% e sempre più vicino al 55% richiesto entro il 2025. Sul fronte degli impianti, in Italia sono operativi 625 siti dedicati alla gestione dei rifiuti urbani, oltre la metà rivolti al trattamento dell’organico. Compostaggio e digestione anaerobica gestiscono complessivamente 7,2 milioni di tonnellate, il 3,9% in più rispetto all’anno precedente. Restano però territori — Puglia compresa — dove la disponibilità di strutture è ancora insufficiente e costringe a spostare i rifiuti altrove.

Un dato incoraggiante arriva dalle discariche: lo smaltimento diretto scende al 14,8% del totale, con 4,4 milioni di tonnellate (–3,7% rispetto al 2023). Segnale che le politiche di recupero stanno iniziando a funzionare. Ma il costo resta alto: in media ogni cittadino paga 214,4 euro l’anno per il servizio, con il Sud che spende più del Nord. Per l’Europa, il vero banco di prova restano gli imballaggi. Tutti i materiali hanno già centrato i target 2025: perfino la plastica, per anni fanalino di coda, supera la soglia del 50% raggiungendo il 51,1%.

Foto repertorio

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