Due tesi, due idee, un solo premio. È il risultato ottenuto da Danilo Elenterio e Marco Cecca, studenti del Dipartimento interuniversitario di Fisica dell’Università e del Politecnico di Bari, che si sono aggiudicati ex aequo il Premio Carlo De Marzo, istituito dall’Opera Pia Monte di Pietà e Confidenze di Molfetta in memoria del professore Ordinario di Fisica Sperimentale di Bari.
Il premio è rivolto ai laureati che abbiano discusso una tesi riguardante tematiche di Fisica sperimentale delle astroparticelle. Danilo Elenterio ha montato scintillatori inorganici — gli stessi rivelatori usati in fisica delle alte energie — su droni commerciali, trasformandoli in laboratori volanti per la spettroscopia gamma. Sorvolando campi coltivati e aree vulcaniche, il sistema riesce a ricostruire la distribuzione del potassio-40 nel terreno, un indicatore diretto della fertilità, senza toccare il suolo. Il confronto tra diversi cristalli rivelatori ha permesso di definire le condizioni ottimali per discriminare diversi tipi di terreno, aprendo prospettive concrete per l’agricoltura di precisione e il monitoraggio ambientale.
Marco Cecca si è invece misurato con le sfide dell’elettronica di frontiera: nell’ambito del progetto ADAPT, ha caratterizzato e ottimizzato i circuiti di lettura di rivelatori a fibre scintillanti accoppiati a fotomoltiplicatori al silicio, dispositivi sensibili fino al singolo fotone. Attraverso misure sistematiche di efficienza, rumore e risposta temporale, ha ricavato i parametri ottimali per il funzionamento del sistema, sviluppando poi una simulazione completa del rivelatore. Applicando diversi algoritmi di ricostruzione della posizione, tra cui reti neurali e metodi di clustering, ha dimostrato che è possibile localizzare il passaggio di una particella con una risoluzione spaziale sub-millimetrica.
«Il filo che unisce le due tesi è lo stesso che ha segnato l’intera carriera del professore a cui il premio è dedicato: usare la strumentazione più sofisticata della fisica fondamentale per rispondere a domande concrete, sull’universo come sulla Terra», sottolinea il direttore del Dipartimento interuniversitario di Fisica di Bari, Sebino Stramaglia.
Carlo De Marzo, nato a Torino nel 1941, si laureò in Fisica a Bari nel 1968 e dedicò la sua carriera alla costruzione di strumenti e alla ricerca sperimentale. Negli anni Ottanta guidò il Gruppo I dell’INFN di Bari, partecipando agli esperimenti al Fermilab e al CERN. Diventò ordinario di Fisica Sperimentale nel 1987 e ricoprì per più mandati la direzione della Sezione INFN di Bari e del Dipartimento di Fisica. Fu la svolta verso la fisica astroparticellare a definirne l’eredità: portò Bari al Gran Sasso con l’esperimento MACRO, collaborò con la NASA e con l’agenzia spaziale russa Roscosmos sull’esperimento PAMELA, che cercava antimateria nei raggi cosmici a bordo di un satellite, e promosse la partecipazione agli esperimenti NEMO e ANTARES, rivelatori sottomarini nel Mediterraneo per la caccia ai neutrini cosmici. Per anni tenne anche una rubrica settimanale su temi scientifici sulla Gazzetta del Mezzogiorno, convinto che la fisica non appartenga solo ai fisici.
Dal Politecnico di Bari un drone che analizza la fertilità dei campi: doppio premio per due studenti
Danilo Elenterio e Marco Cecca si aggiudicano ex aequo il Premio Carlo De Marzo
Pubblicato da: redazione | Lun, 25 Maggio 2026 - 18:45
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