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Bari, retrocessione a un passo: un disastro targato De Laurentiis

Nel mirino la gestione di Luigi De Laurentiis: mancanza di esperienza e visione

Pubblicato da: Nicola Lucarelli | Lun, 27 Aprile 2026 - 14:27
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Non scendere in campo in una gara decisiva per l’intero campionato vuol dire non avere qualità morali, oltre che tecniche e tattiche. Il Bari visto al “Partenio-Lombardi” di Avellino si è autocondannato a una retrocessione che, alla luce di quanto mostrato in questo torneo di B, è più che meritata. Anzi, analizzando un po’ il percorso stagionale e le tante vittorie ottenute in maniera casuale, la compagine biancorossa meriterebbe di retrocedere in Serie C da ultima della classe.
D’altronde, se in una sfida decisiva come quella contro gli uomini di Ballardini non si effettua nemmeno un tiro in porta per tutti i 90 minuti e si regalano due reti agli avversari con marcature a dir poco approssimative, significa non voler neanche provare a raddrizzare una stagione nata male e che sta per concludersi nel peggiore dei modi. I numeri di questo Bari, dopo trentasei giornate, sono ovviamente impietosi: solo 34 punti raccolti, peggior attacco del campionato e seconda peggior difesa, per non parlare dei dati penosi relativi ai tiri in porta e alle occasioni da rete create.
Eppure, la squadra che sta affrontando questo girone di ritorno è quasi del tutto diversa da quella della prima parte del torneo. Certo, qualche piccolo segnale positivo si è visto rispetto al Bari di Vicari e Meroni, ma davvero troppo poco per poter dare una svolta alla stagione. Con Moreno Longo in panchina si sperava nel miracolo, ma anche il tecnico piemontese è caduto nel calderone delle nefandezze tattiche e motivazionali di chi lo ha preceduto. Molte le scelte tattiche e di formazione discutibili, così come l’ormai nota spocchiosità davanti a microfoni e telecamere.
Il Bari potrebbe sprofondare nell’inferno della C già nel prossimo turno di campionato, in caso di sconfitta contro l’Entella e contemporanea vittoria del Pescara. E retrocedere davanti ai propri, ormai pochi, tifosi del “San Nicola” sarebbe l’ennesimo schiaffo verso una piazza che continua a raccogliere delusioni e umiliazioni. Ma se ogni anno si allestiscono organici in forte ritardo, si rivoluziona la rosa e ci si affida a calciatori convalescenti e non di proprietà, il rischio di diventare protagonisti di campionati mediocri è molto alto. Non sempre può andar bene e quei playout di due stagioni fa contro la Ternana avrebbero dovuto rappresentare una lezione per i De Laurentiis.
I De Laurentiis, appunto, sono loro i principali artefici di questo disastro. I mancati investimenti e la poca voglia di programmare e credere in progetti ambiziosi non fanno che certificare la pochezza della loro gestione dal 2018 a oggi. Errori su errori, soprattutto nelle scelte, oltre che in sede di calciomercato. Affidare la guida della società a Luigi De Laurentiis è stato uno dei tanti errori commessi dalla proprietà biancorossa. L’attuale numero uno del Bari si è dimostrato non all’altezza, anche perché non possiede le capacità e l’esperienza necessarie per guidare un club di calcio. Se proprio non ci sarà un cambio di proprietà nell’immediato, la speranza è che alla guida del Bari venga posto qualcuno che mastichi calcio e che sappia cosa fare, e anche cosa dire, quando si presiede una società.
L’eventuale, quanto ormai quasi certa, retrocessione in Serie C avrebbe ripercussioni gravissime a 360°: i tifosi si allontanerebbero del tutto, così come gli sponsor, per non parlare della difficoltà di tornare nel campionato cadetto. La storia del pallone insegna che è più semplice salire dalla B alla A che non dalla terza serie alla seconda divisione nazionale. Insomma, per questo Bari si prevedono tempi bui e solo una nuova e ambiziosa proprietà potrebbe invertire un destino ormai segnato.

(Foto Ssc Bari)

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