Cala il numero delle morti sul lavoro in Italia, ma la Puglia resta tra le regioni con il più alto indice di rischio. È quanto emerge dai dati aggiornati a marzo 2026 dell’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro e Ambiente Vega Engineering. Nei primi tre mesi dell’anno le vittime sul lavoro in Italia sono state 192, contro le 210 registrate nello stesso periodo del 2025, con una diminuzione dell’8,6%. Nonostante il calo nazionale, la Puglia compare ancora nella fascia rossa della mappa del rischio infortunistico, insieme a Sicilia, Molise, Liguria, Veneto e Toscana.
Sul territorio pugliese si contano già 11 morti in occasione di lavoro, dato che colloca la regione tra quelle con il maggior numero di vittime, insieme a Lombardia, Veneto, Sicilia, Campania e Lazio. A preoccupare non è solo il numero assoluto dei decessi, ma soprattutto l’incidenza rispetto alla popolazione lavorativa. Secondo l’Osservatorio, infatti, il rischio di morire sul lavoro in Puglia supera del 25% la media nazionale.
“Il calo registrato nel primo trimestre è un segnale positivo, ma ancora troppo debole e disomogeneo per parlare di un reale cambio di rotta”, commenta Mauro Rossato. “Servono più prevenzione, controlli e formazione, soprattutto nei comparti più esposti”. Tra i settori più colpiti continuano a esserci edilizia, trasporti, logistica e attività manifatturiere, comparti particolarmente presenti anche nel tessuto produttivo pugliese e dell’area metropolitana di Bari.
Il report evidenzia inoltre il forte divario che riguarda i lavoratori stranieri: il rischio di morte sul lavoro per gli occupati non italiani è oltre tre volte superiore rispetto a quello degli italiani. In aumento, invece, le denunce complessive di infortunio: a fine marzo 2026 sono state oltre 150mila in tutta Italia, con un incremento del 5,3% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. A livello nazionale, la fascia più colpita dagli incidenti mortali resta quella tra i 55 e i 64 anni, mentre l’incidenza più alta si registra tra gli over 65.
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