“Garantire la sicurezza dei propri cittadini e dei propri dipendenti è un dovere del primo cittadino e una responsabilità. Dalla parte di chi opera su strada, la sicurezza non può e non deve essere un lusso, bensì un diritto. In questo frangente il senso di responsabilità è evidentemente mancato a Vito Leccese, che ricordiamolo, è sindaco di Bari, nonchè Delegato nazionale Anci per la Sicurezza e la Polizia Locale”. Lo scrive in una nota Miriam Palumbo, segretaria generale del Diccap, Dipartimento autonomie locali e polizie locali.
“La sua decisione di sospendere la sperimentazione del taser con motivazioni risibili e sicuramente ideologiche, in barba alla sicurezza degli operatori, è inaccettabile. È surreale che ancora oggi siamo costretti a dover spiegare che il taser è uno strumento di difesa e di deterrenza immediato, non uno strumento di tortura. Serve a neutralizzare una minaccia concreta e attuale, a salvaguardia dell’operatore, della cittadinanza e dello stesso soggetto in stato di forte alterazione. La conoscenza del “profilo”, l’analisi dello sfondo sociale o penale del soggetto appartiene a una fase successiva. Ma la cosa grave è che certe affermazioni vengano fatte dal Delegato nazionale Anci per la Sicurezza e la Polizia Locale – continua la nota – Sostenere che l’agente debba prima consultare lo SDI per decidere se difendersi o meno denota una preoccupante distanza dalla realtà che vive chi indossa una Divisa. Quando un operatore si trova di fronte a un soggetto aggressivo o delirante che sia, non ha ne il tempo, ne la necessità di effettuare una visura al terminale. L’aggressione si consuma in pochi secondi. Solo successivamente l’ operatore si preoccuperà di verificarne l’identità”.
“Le sue affermazioni sono dunque evidentemente ideologiche, anche se lo nega. Il Taser si è dimostrato a livello internazionale lo strumento meno lesivo in assoluto, poiché evita il corpo a corpo fisico (che spesso degenera in traumi gravi sia per l’agente che per il fermato) e permette un contenimento a distanza.
Il taser è uno strumento di deterrenza ed autotutela per operatori di Polizia, che non alimenta il rischio, ma anzi limita conseguenze che a volte possono essere anche tragiche per gli Agenti. Non si usino le pur reali carenze del Governo centrale sul sistema SDI o sulla riforma della Legge 65/86 come pretesto per disarmare o privare di tutele tattiche gli agenti di Bari. Se la Polizia Locale di Bari non deve essere considerata una polizia di “serie B”, allora le devono essere garantiti gli stessi strumenti di protezione di cui dispongono la Polizia di Stato e l’Arma dei Carabinieri, che utilizzano il Taser quotidianamente con percentuali di successo altissime. La Polizia Locale non può essere lasciata sola tra aggressioni, burocrazia e continui rinvii. Servono tutele vere, strumenti adeguati e rispetto per chi garantisce sicurezza ai cittadini.
E questo lo ribadiamo a Vito Leccese Sindaco di Bari, a Beppe Sala Sindaco di Milano e a tutti quei Sindaci che per non tradire la loro ideologia, mettono a rischio la Vita e l’incolumità di operatori e Cittadini”.
“Chiediamo pertanto al Sindaco Leceese un’immediata inversione di rotta, la riattivazione dell’iter per la fornitura dei dispositivi e l’apertura di un tavolo di confronto urgente con la scrivente Organizzazione Sindacale di Categoria. Gli agenti della Polizia Locale di Bari difendono la città ogni giorno: il dovere dell’Amministrazione è dare loro gli strumenti per tornare a casa sani e salvi”.