La Corte d’Appello di Bari ha emesso la sentenza di secondo grado nel processo sul naufragio del Norman Atlantic, il traghetto partito dalla Grecia e diretto in Italia sul quale, il 28 dicembre 2014, divampò un incendio nel Canale d’Otranto. Nella tragedia persero la vita 31 persone.
I giudici hanno parzialmente riformato la sentenza di primo grado, rideterminando le pene per alcuni imputati e pronunciando diverse assoluzioni. Il comandante della nave, Argilio Giacomazzi, è stato condannato a quattro anni di reclusione, da scontare agli arresti domiciliari. Per il primo ufficiale Gianluca Assanti la Corte ha disposto una condanna a tre anni di reclusione, mentre il secondo ufficiale Francesco Nardulli è stato condannato a due anni, con pena sospesa.
Assolto l’armatore Carlo Visentini, tra i principali imputati del procedimento. La Corte ha disposto il proscioglimento anche per Luigi Iovine e Francesco Romano. Le formule indicate nel dispositivo sono “perché il fatto non sussiste” o “per non aver commesso il fatto”. Il processo d’appello ha riguardato complessivamente nove imputati, chiamati a rispondere, a vario titolo, delle responsabilità legate al rogo divampato a bordo del traghetto della compagnia Visemar e alle successive fasi dell’emergenza e dei soccorsi, svolti in condizioni meteorologiche particolarmente difficili.
Lo scorso giugno la Procura generale aveva chiesto la condanna di tutti gli imputati, sollecitando pene fino a quattro anni e otto mesi di reclusione. Secondo l’accusa, vi sarebbero state responsabilità nella gestione della sicurezza della nave e dell’emergenza seguita all’incendio. Con la decisione pronunciata oggi, la Corte d’Appello ha rivisto il quadro delle responsabilità delineato in primo grado, alleggerendo alcune posizioni e assolvendo l’armatore Visentini e altri due imputati. Le motivazioni della sentenza saranno depositate entro i termini di legge e chiariranno il percorso seguito dai giudici nella riforma della decisione di primo grado.