Le ondate di calore sempre più intense, i ripetuti bollini di allerta meteo e le temperature che sfiorano i 40 gradi riaccendono i riflettori sull’emergenza cemento a Bari. Nel capoluogo pugliese la disponibilità media di verde urbano si ferma infatti ad appena 9,2 metri quadrati per abitante. Una cifra drammaticamente inferiore se paragonata alla media nazionale di 35,7 metri quadrati pro capite, che certifica come la città sia sprovvista di uno scudo naturale adeguato a proteggere i residenti dall’afa estiva.
L’analisi diffusa da Coldiretti Puglia, basata sull’ultimo report ambientale dell’Istat, evidenzia una forte contraddizione statistica per la città di San Nicola. Da un lato, Bari guida la classifica regionale in termini assoluti, potendo contare su un patrimonio censito di oltre 30 mila alberi e su una superficie destinata a parchi urbani superiore alla media. Dall’altro, però, il calcolo rapportato alla reale densità demografica fa crollare il capoluogo: in città si contano appena 9,7 alberi ogni 100 abitanti. Un dato insufficiente che espone i quartieri baresi ai rischi crescenti delle “isole di calore” urbane.
“Rafforzare e riqualificare parchi, giardini e alberature stradali non è più solo una questione di decoro, ma una scelta strategica di salute pubblica”, insiste Coldiretti. La vegetazione rappresenta infatti l’unico sistema naturale capace di mitigare il microclima cittadino. Un’area verde urbana di circa 1.500 metri quadrati è in grado di abbassare la temperatura circostante di 1,5 gradi attraverso l’ombreggiamento delle chiome e i processi di traspirazione, mentre i grandi parchi riducono l’afa da uno fino a tre gradi rispetto alle zone interamente asfaltate.
Oltre all’effetto rinfrescante, gli alberi maturi sono i primi alleati contro lo smog urbano. Una pianta adulta è in grado di assorbire tra i 100 e i 250 grammi di polveri sottili (PM10 e PM2.5) all’anno, mentre un solo ettaro di bosco urbano riesce a sottrarre fino a 20 tonnellate di anidride carbonica. Specie autoctone come il leccio, il carpino, l’acero campestre o il tiglio risulterebbero fondamentali per purificare l’aria della città. Per affrontare la sfida dei cambiamenti climatici, la richiesta all’amministrazione comunale è quella di ripensare in modo strutturale gli spazi pubblici, investendo in una forestazione urbana capillare che restituisca l’ombra perduta ai quartieri più densamente popolati.