”La sostenibilità non si fa con le motoseghe”. Duro attacco del gruppo “Bicicletta a Bari” al Comune di Bari in merito all’ultimo taglio di 8 alberi su via Di Vittorio per fare spazio al Brt. “È possibile invocare la transizione ecologica distruggendo anche solo una piccola porzione del patrimonio verde della nostra città? La risposta dovrebbe essere un “no” categorico, ma quello che sta accadendo a Bari racconta un’altra storia – si legge in un lungo post – Parliamo del BRT (Bus Rapid Transit): un’infrastruttura sulla carta fondamentale per la mobilità urbana, che però sta nascendo con un peccato originale imperdonabile: la totale mancanza di tutela del verde esistente e la penalizzazione di altre forme di mobilità sostenibile. A sinistra: L’immagine impietosa del taglio degli alberi storici su via Di Vittorio a Bari. Tronchi recisi, ombra cancellata, asfalto nudo. A destra: Il sistema BRT di Tolosa (Francia). Corsie preferenziali immerse nel verde, linee di bus completamente ombreggiate da alberi ad alto fusto preservati e integrati nel design urbano. La differenza? La progettualità. A Tolosa si è costruito attorno alla natura; a Bari si cancella la natura per fare spazio al cemento”.
I ciclisti lamentano il danno ambientale. “Tagliare alberi presenti da decenni in via Di Vittorio non è solo un danno estetico, è un disastro climatico locale. Un albero adulto e sano non è sostituibile con un alberello appena piantato: capacità di assorbimento attuale: Un albero maturo può sequestrare fino a 20-50 kg di CO2 all’anno e rilasciare abbastanza ossigeno per il fabbisogno giornaliero di due cittadini, oltre a ridurre la temperatura circostante fino a 4-5°C (effetto isola di calore).
Il fattore tempo: Per recuperare lo stesso potere di assorbimento della CO2 e di produzione di ossigeno di un solo albero anziano tagliato, i nuovi alberelli avranno bisogno di almeno 20-30 anni di crescita. Trent’anni in cui l’aria di Bari sarà più calda e più inquinata”.
“Come se non bastasse, la miopia progettuale sta colpendo anche le infrastrutture ciclabili esistenti. È inaccettabile che per far passare il BRT si vadano a interrompere o ridurre i tratti ciclabili sul lungomare Vittorio Veneto. Non si crea mobilità sostenibile cannibalizzando i percorsi di chi già sceglie le due ruote! Vogliamo il BRT, ancora meglio se fosse partito dalle periferie verso il centro come in tante altre realtà, ma vogliamo una città moderna. Una città moderna integra, non distrugge. Chiediamo che i progetti futuri vengano variati per tutelare ogni singolo albero rimasto e per garantire la continuità assoluta della rete ciclabile”, concludono i ciclisti.