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Bari, ex Mitiladriatica: anche Fillea Cgil contro il nuovo bando. “Comune ritiri cambio destinazione d’uso”

Non si placano le polemiche, il sindacato chiede un progetto pubblico: "Il mare non può diventare rendita turistica"

Pubblicato da: redazione | Gio, 16 Luglio 2026 - 14:46
Foto Facebook

La Fillea Cgil Bari Bat chiede al Comune di Bari di ritirare la delibera che apre alla possibilità di destinare l’ex Mitiladriatica di Santo Spirito ad alloggi turistici a pagamento con concessione ventennale. Per il sindacato, il provvedimento rischia di creare un precedente anche per altri ruderi demaniali della costa barese, da La Vela 2 e L’Ancora a Palese, a Lo Svago a San Giorgio, fino a Grotta Regina a Torre a Mare.

La presa di posizione arriva dopo l’approvazione, da parte della giunta comunale, degli indirizzi per il nuovo bando di concessione dell’ex impianto Mitiladriatica, immobile demaniale da anni in stato di degrado. Il Comune ha scelto di ampliare le destinazioni d’uso ammissibili, introducendo anche l’ospitalità turistica per soggiorni brevi, dopo che i precedenti bandi erano andati deserti, una decisione che ha già sollevato moltissime polemiche anche da parte di tanti residenti.

Al coro dei cittadini si unisce quello di Fillea Cgil giudica la decisione come “sbagliata”. “Comprendiamo la frustrazione di un’amministrazione che ha visto andare deserti quattro bandi”, dichiara Davide Lavermicocca, segretario generale della Fillea Cgil Bari Bat, “ma la risposta sbagliata a un problema vero resta una risposta sbagliata, in controtendenza anche rispetto alla storia politica ed economica dell’ultimo ventennio a Bari”. Secondo il sindacato, la delibera rischia di aprire la strada a una rifunzionalizzazione turistico-ricettiva del demanio marittimo senza una pianificazione complessiva e senza un percorso pubblico di confronto con cittadini e associazioni. “Quella delibera crea un precedente gravissimo: la rifunzionalizzazione in chiave turistico-ricettiva del demanio marittimo, decisa compendio per compendio, senza pianificazione e senza alcun processo pubblico”, prosegue Lavermicocca. “In una città in cui gli affitti brevi sono triplicati in sette anni, esportare la monocultura turistica sull’ultimo spazio pubblico rimasto, la costa, significa privatizzare per vent’anni i varchi tra la città e il suo mare”.

Per la Fillea Cgil, il problema dei bandi andati deserti non sarebbe legato alla scarsa redditività della destinazione d’uso, ma alla mancanza di un progetto pubblico capace di dare contesto e prospettiva agli interventi. Il sindacato richiama l’esperienza dell’ex Reef e dell’ex Lido Trullo, inseriti nel perimetro del parco Costa Sud, e quella del waterfront di San Girolamo, indicata come modello di rigenerazione fondata sullo spazio collettivo, con attività sportive, ricreative e commerciali pensate come presidio e non come motore esclusivo dell’intervento.

Da qui la richiesta di costruire un progetto unitario per la costa nord, da Santo Spirito a San Girolamo, da candidare a fondi europei e di coesione. Un piano che, secondo il sindacato, dovrebbe restituire centralità al rapporto tra cittadinanza e mare. La Fillea richiama anche i principi del Piano paesaggistico territoriale regionale, sostenendo che la riqualificazione dei paesaggi costieri debba essere orientata alla riappropriazione sociale del territorio e non alla sola valorizzazione immobiliare. “Al centro della strategia territoriale deve esserci la garanzia e il potenziamento delle attività collettive sulla fascia costiera”, sostiene il sindacato, indicando la necessità di superare il “muro invisibile” che nel tempo avrebbe reso difficile vivere pienamente il rapporto tra Bari e il suo mare. Nel mirino c’è anche la condizione dei quartieri costieri di Palese, Santo Spirito, San Giorgio e Torre a Mare, definiti territori ancora segnati da carenze di servizi, spazi pubblici, verde e luoghi di aggregazione. Per la Fillea, i compendi demaniali dismessi rappresentano una delle ultime occasioni per colmare questo deficit. “La città è il luogo della cittadinanza”, afferma Lavermicocca, “il posto in cui si creano servizi e spazi per renderla sempre più pubblica e accessibile, anche e soprattutto sulle linee di costa”.

La proposta del sindacato si articola in sei punti: ritiro immediato della delibera, accordo interistituzionale tra Comune, Demanio e Regione per la destinazione dei beni costieri, destinazione degli spazi a usi pubblici collettivi concordati con cittadinanza e associazioni, riuso sociale, sportivo, formativo e produttivo dei manufatti, bonifiche e messa in sicurezza immediate, istituzione di un osservatorio permanente sulla costa e sulle strutture presenti. Tra le funzioni ipotizzate ci sono presidi di quartiere, biblioteche, spazi giovani, attività legate a pesca e mitilicoltura, ricerca marina, sport acquatici e laboratori urbani, da calibrare sui bisogni reali dei quartieri. Il sindacato pone infine il tema della qualità del lavoro nei futuri cantieri. “La rigenerazione della costa è un fronte occupazionale per l’edilizia: bonifiche, difesa costiera, restauro del paesaggio, cantieri di recupero”, sottolinea Lavermicocca. “Ma pretendiamo che ogni cantiere, pubblico o in concessione, applichi integralmente il contratto nazionale dell’edilizia, la verifica di congruità della manodopera, limiti veri al subappalto e formazione alla sicurezza”. “La rigenerazione o è anche lavoro buono, o non è”, conclude il segretario della Fillea Cgil Bari Bat. “Su questo chiediamo da subito un tavolo al sindaco: la costa di Bari merita una strategia, non un bando alla volta”.

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