Il mercato immobiliare non residenziale viaggia a due velocità in Italia, ma per Bari il primo trimestre del 2026 si apre con un pesante segno meno nel comparto dei negozi. È quanto emerge dalle ultime analisi sulle compravendite di immobili per l’impresa diffuse dall’Agenzia delle Entrate e integrate dai dati sul campo del Gruppo Tecnocasa. Lo studio fotografa una ripresa generale del segmento degli uffici, che si contrappone però a una contrazione diffusa degli scambi nei settori produttivo (capannoni) e commerciale.
Proprio quest’ultimo comparto evidenzia l’anomalia del capoluogo pugliese. A livello nazionale, i locali a uso commerciale segnano una battuta d’arresto del 2,1%, con una flessione più marcata nei comuni capoluogo (-5,2%). Tuttavia, mentre le altre grandi metropoli italiane registrano un aumento dei volumi di scambio – con Palermo in vetta al +36,9% – Bari va nettamente in controtendenza, facendo registrare un crollo delle transazioni commerciali pari al 26,9%. Un dato che evidenzia una fase di forte riflessione o di carenza di investimenti sulla rete dei negozi cittadini, nonostante l’immobile commerciale continui a garantire a livello generale rendimenti lordi annui molto interessanti, stimati tra il 9% e il 10%.Sul fronte opposto, il comparto degli uffici mostra segnali di riscatto dopo le difficoltà degli anni passati, mettendo a segno un incremento del 1,2% nelle compravendite nazionali.
A spingere i contratti sono sia gli utilizzatori diretti sia gli investitori, attirati da una pratica sempre più diffusa nelle grandi città: il cambio di destinazione d’uso. Molti uffici inutilizzati vengono infatti acquistati per essere trasformati in abitazioni residenziali (per colmare la carenza di offerta abitativa) o in strutture ricettive a uso turistico. Le piazze più dinamiche per questo segmento sono state Genova (+48,2%) e Milano (+25,1%). Resta infine l’allarme rosso per il settore industriale e della logistica. I capannoni hanno registrato la contrazione più significativa su scala nazionale, con un calo del 5,7% delle compravendite. Il rallentamento delle operazioni di sviluppo è legato principalmente al forte rincaro delle materie prime che frena i nuovi cantieri. La domanda da parte del settore logistico si conferma altissima ma deve scontrarsi con una cronica mancanza di prodotto; una criticità che sta spingendo le aziende verso operazioni su commissione (built-to-suit) o sulla riqualificazione dell’esistente, con l’eccezione della provincia di Roma che si distingue con un balzo del +58,5%. Per tutte le categorie di investimento, concludono gli esperti, pesa l’incognita dei regolamenti urbanistici locali, divenuti nel tempo sempre più restrittivi.