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BARI – Erano due le “strutture logistiche” dove avveniva l’attività di indottrinamento e di addestramento finalizzata al reclutamento di aspiranti martiri: un call center, ritenuto dai giudici del Tribunale di Bari “luogo di proselitismo estremista e di collegamento ideologico con i gruppi jihadisti operanti nelle varie zone del mondo, nonché di apprendimento delle tecniche di addestramento e di uso delle armi”; e la moschea che “non era semplicemente un luogo di preghiera, ma un vero e proprio centro di indottrinamento e rifugio per gli appartenenti al gruppo, quasi tutti clandestini”. E’ quanto si legge nelle motivazioni della sentenza con cui, nell’ottobre scorso, sono state confermate in secondo grado cinque condanne nei confronti di altrettanti tunisini imputati di associazione sovversiva finalizzata al terrorismo internazionale di matrice islamica. I giudici della Corte di Assise di Appello di Bari hanno confermato che ad Andria si era insediata una base logistica di un gruppo di aspiranti jihadisti. L’inchiesta fu condotta dalla Dda di Bari e dai carabinieri del Ros. “Le reti di estrazione estremistica islamica avevano costituito sul territorio delle strutture di sostegno – scrivono i giudici – che avevano principalmente il compito di procurare falsi documenti di identità validi per tutta l’area Shengen, di fornire materiale di interesse logistico, di reperire fondi e di fornire aiuto ai fratelli ricercati dalle varie autorità giudiziarie”.

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