Ho suonato per l’ultima volta a Torino nel febbraio del 2014, lasciando un panorama radicalmente diverso rispetto a quello di quindici o vent’anni fa. Allora la “discoteca” era tutto. Era dove si doveva andare, per forza, senza alternative, per incontrare gli altri e per ascoltare la musica. E che musica! Una generazione, quella, realmente figlia delle discoteche, nelle quali è cresciuta coccolata da suoni ricercati ed apprezzati da tutti. Una generazione che da un lato ha favorito lo sviluppo di amicizie saldissime tra i tantissimi addetti ai lavori, accomunati dall’amore per la bella musica e dalla voglia di stare insieme; dall’altro ha prodotto artisti che oggi possono definirsi importanti e sentirsi realizzati proprio grazie (e solo grazie) ad un percorso iniziato così tanto tempo fa, in un contesto sociale in cui “il locale” era il perno del divertimento.

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Oggi – ma in realtà già da un bel po’ direi – sono cambiate mode e tendenze, come é ovvio che sia, ma anche le persone ed il loro modo di divertirsi e stare insieme; così come sono cambiati i ritmi della vita in generale. Contestualmente, la musica “da discoteca” si è appiattita e raffreddata, non “parla” più alla gente come faceva prima. E quella di maggiore ricerca e di “qualità” é approdata in altri luoghi, diversi dalle discoteche e molto più distribuiti nei contesti urbani: location molto più piccole ma più fruibili, destinate ad ospitare meno persone contemporaneamente ma pronte ad accogliere gente in modo più costante ed immediato.

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La discoteca non è più necessaria: eccezion fatta per alcune realtà, le mega strutture da mille, cinque o diecimila persone sono divenute contenitori anacronistici che non attirano più. Le occasioni per incontrarsi non sono più legate alla “festa bomba” del week end ma si moltiplicano di giorno in giorno, per tutto l’arco della settimana, nei posti volutamente più dissimili ed originali. Con buona pace degli amanti della musica e della compagnia.

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di Giuseppe “Guaro” Guaricci

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