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Non è difficile che lunedì mattina qualcuno di voi, appena sveglio, si sia chiesto se finalmente Leonardo Di Caprio fosse riuscito ad ottenere il tanto atteso Oscar e non è difficile che alla risposta affermativa a questa domanda siate stati anche felici. Concretamente non conosciamo direttamente Di Caprio e di certo lui non sa neanche della nostra esistenza, eppure è come se un po’ gli volessimo bene.

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È noto il sentimento di affetto che molte donne hanno nutrito nei confronti di Lady Diana, provando un forte dolore alla sua morte ed è attuale l’interesse per le vite delle star della tv, come Belen Rodriguez, o di calciatori, di attori, di protagonisti di famose soap opera.

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Questi sono solo alcuni esempi di “relazioni parasociali”, analizzate da Donald Horton e Richard Wohl negli anni ’50, in seguito all’avvento dei media elettronici. Si tratta di relazioni unilaterali, non dialettiche, controllate da una sola persona e non sensibili al reciproco sviluppo: ritroviamo una persona che investe tempo, emozioni ed interesse nei confronti di un personaggio pubblico completamente all’oscuro dell’esistenza dell’altro, personaggio che ha la “capacità” di instaurare una relazione intima con milioni di persone. In passato questo tipo di relazione veniva analizzata esclusivamente in riferimento a personaggi televisivi, o tutt’al più personaggi di cartoni animati (es. Homer Simpson).

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Oggi, con la nascita di blog e social network, il fenomeno si è evoluto ed intensificato. Oggi gli spettatori possono entrare nella vita privata dei loro idoli: gli adolescenti possono seguire Fedez mentre è in vacanza, i ragazzi possono invidiare la vita spensierata di Bobo Vieri, le amanti della moda possono entrare all’interno delle più esclusive sfilate dei più importanti marchi mondiali grazie ai video di Chiara Ferragni o Anna Dello Russo. Internet ci consente l’accesso alle loro vite 24 ore su 24 e questo non solo aumenta questa interazione, ma la rende interattiva. Ed ecco che può capitare che si sia uno scambio di tweet, o una risposta ai commenti di un fan, che alimenta l’interazione parasociale.

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Nonostante la natura unilaterale in realtà possiamo trovare diverse analogie tra queste interazioni e quelle più “tradizionali”: sono volontarie, offrono compagnia, affetto, sono influenzate da attrazione sociale e oggi, tramite i social network, è possibile anche l’espressione di questi sentimenti, con una percezione di reale interazione, che può portare il pubblico a modificare il proprio comportamento e il proprio stile di vita per imitare i personaggi di fantasia o i personaggi pubblici.

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Storicamente le relazioni parasociali venivano lette come sintomo di solitudine o di patologia. Tuttavia uno studio ha trovato che non ci sono correlazioni tra solitudine ed intensità delle relazioni para sociali, anzi si è visto che tali relazioni possono ampliare la personale rete sociale piuttosto che limitarla. Una persona malata, costretta a letto, può trovare sollievo nell’appassionarsi ad una soap opera preferita, può gioire tramite le gioie dei suoi personaggi, commentando la puntata può dialogare e sperimentare nuove amicizie.

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Inoltre non è da sottovalutare che oggi questo tipo di relazione non è a beneficio esclusivo dei fans, o dei telespettatori, o dei tifosi, ma va a vantaggio anche degli stessi personaggi pubblici, che grazie ai loro “seguaci” ottengono non solo affetto ma anche “visualizzazioni”, dai guadagni non indifferenti.


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