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\r\nLe discoteche hanno sicuramente subito la crisi, ma si è trattato del colpo di grazia dopo la crescita velocissima delle comunità virtuali, dalla musica online che ha fatto sì che non ci fosse più bisogno di luoghi specifici per ritrovarsi e riconoscersi. Molto rapidamente è caduto il mito delle cattedrali del divertimento notturno con i propri riti e liturgie.

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Ora che ci sono le piazze del web a che serve pagare un biglietto, passare la selezione all’ingresso, mettersi in macchina e rischiare punti sulla patente? Molte Discoteche hanno tentato anche con gli ingressi gratuiti o regalando una consumazione, ma è stato un fallimento. Non sono le discoteche che sono morte, è il popolo delle discoteche che è scomparso.

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Nel 2000 quando a Bari si è aperto il gOrgeOus, di cui ho curato la direzione artistica per 7 anni, il locale era in città, offriva anche servizio ristorante e faceva sold out tutte le sere. Eppure, proprio lì mi sono reso conto che qualcosa stava cambiando.\r\nVedevo come le grandi strutture le tentavano tutte per realizzare spazi ridotti o privè selezionati con ospiti noti del mondo del cinema, teatro, moda.

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Piano piano la maxi discoteca rimaneva sempre più solo un involucro vuoto e il suo brand veniva utilizzato come simbolo più che come reale offerta artistica.

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Credo che ormai si debba cambiare tutto perché la gente non va più a ballare come prima scelta per il divertimento notturno, non ne ha più voglia date le molte opportunità anche fai da te. Non è solo perché non può più spendere, Per funzionare devi creare l’occasione, il grande evento, il pretesto per radunare clienti che non arrivano più in automatico. Con l’avvento dei social network, i ragazzi si organizzano molto velocemente, magari acquistano voli low cost e con gli stessi soldi di un sabato sera in discoteca di qualche anno fa, ora raggiungono luoghi e piazze in diversi paesi Europei.

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Le nostre grandi strutture del sud, come quelle di tutta Italia, un tempo maxi discoteche, dovrebbero optare ora, come fanno ad esempio la Spagna, per la gestione condivisa con le grandi organizzazioni internazionali. In pratica si cedono “le mura” del locale a gruppi che organizzano feste e incontri di grande richiamo per rendere le discoteche dei templi provvisori, dei contenitori che si riempiono di volta in volta con gli appassionati più diversi riuniti grazie ai social network.

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L’unica certezza rimasta, in fondo, è che la notte è sempre il momento per divertirsi. La Notte non è morta, è solo cambiata.

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di Pasquale33


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