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La storia infinita della tendopoli dell’ex Set

Pubblicato da: Samantha Dell'Edera | Sab, 25 Marzo 2023 - 10:08
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BARI – Un anno e tre mesi: questo il tempo trascorso da quando poco più di cento migranti che avevano occupato l’ex convento di Santa Chiara furono trasferiti nella tendopoli dell’ex Set di via Brigata Regina. La promessa del Comune era stata una sola: “Starete qui al massimo 45 giorni”. Da allora, da quel 13 novembre del 2014, di giorni ne sono passati 452. I primi ritardi non sono imputabili all’amministrazione comunale, ma al Governo che ha deciso di non concedere la possibilità al Comune di procedere con una gara d’urgenza per l’acquisto di container e l’allestimento di una nuova area. Ora il bando è stato fatto, l’area anche individuata (sarà in via Portoghese, nella zona dello stadio Della Vittoria) ma i migranti restano ancora lì. In un posto che nel settembre scorso fu definito da Cecilia Strada, presidente di Emergency,  “Una doppia vergogna”. “Mi viene da chiedere scusa a nome dell’Italia – aggiunse Cecilia Strada –  che permette a 200 rifugiati di vivere tra muffa, topi e soffitti che crollano”.

La situazione attuale all’interno dell’ex Set è preoccupante. Come raccontano gli stessi migranti e le associazioni come Rivoltiamo la precarietà, ogni giorno in prima linea. All’interno delle tende sono rimasti circa 70 migranti, una parte è stata spostata dentro villa Roth.  Mancano le più elementari condizioni igieniche: il pavimento è lurido, dai suoli vicini arrivano topi e insetti di ogni tipo.  “Le condizioni igienico sanitarie- denunciano i migranti – sono pessime. E non abbiamo ancora certezze sul trasferimento. Noi siamo contrari a vivere in un secondo ghetto”.

E proprio sullo spostamento dei migranti si è aperta un’altra questione: i consiglieri di centrodestra al Comune (Irma Melini, Filippo Melchiorre, Fabio Romito, Michele Picaro, Giuseppe Carrieri e Pasquale Finocchio) hanno denunciato la presenza di una discarica in amianto nell’area attigua a quella individuata dall’amministrazione comunale e hanno incontrato  il prefetto Carmela Pagano. “Abbiamo spiegato le nostre perplessità – commentano – a cominciare dalla scelta di un’area dove c’è amianto. Speriamo di avere risposte prima del consiglio comunale dell’11 febbraio che si riunirà proprio per discutere della variante urbanistica necessaria per il trasferimento dei migranti in via Portoghese”.

Intanto l’amministrazione comunale ha dato mandato di avviare la messa in sicurezza della zona. Per questo è stata emanata un’ordinanza nei confronti dei proprietari (il suolo non è pubblico) affinché provvedano alla rimozione e allo smaltimento dei rifiuti (comprese le coperture in cemento amianto dei manufatti esistenti) e al ripristino dello stato dei luoghi. In caso di inadempienza da parte dei legittimi proprietari entro il termine fissato, la ripartizione Ambiente procederà all’esecuzione in danno.  Analogo criterio di urgenza è stato utilizzato affinché la ripartizione Edilizia pericolante proceda in tempi brevi a predisporre un’ordinanza per la messa in sicurezza dei manufatti pericolanti esistenti nell’area.

A causa di questa situazione si allungheranno i tempi del trasferimento. Per questo l’assessore al Welfare, Francesca Bottalico, ha annunciato l’intenzione dell’amministrazione di spostare i migranti che lo vorranno in una struttura di accoglienza a Palese.

Una proposta che, al momento, ha raccolto la contrarietà dei migranti e delle associazioni.  “Verranno “ospitati” in un dormitorio a Palese – spiegano dal comitato Rivoltiamo la precarietà –  nel quale potranno entrare solo per dormire la sera, e da cui dovranno tassativamente uscire di prima mattina. Ci batteremo sino alle estreme conseguenze per garantire i diritti di questi 200 rifugiati che le istituzioni scambiano per pacchi postali privi di dignità. Ricordiamo, come hanno fatto i migranti, che in città ci sono innumerevoli immobili pubblici abbandonati, e ci viene da chiederci chi avrà la gestione del dormitorio di Palese”.

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