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Presentati a noi e ai nostri lettori in poche parole, in pochi caratteri direbbe Twitter, usa insomma le prime che ti vengono in mente per definirti.

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Stefano Di Gennaro, sono un cuoco per passione e professione che ama vivere con i piedi per terra e la testa fra le nuvole.

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Ti senti un predestinato o quello che adesso stai facendo è frutto essenzialmente del caso?

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Quello che sta succedendo è il risultato di una gavetta umile e dignitosa, è la combinazione tra dedizione e passione.

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Dove e quando è cominciata la tua avventura?  

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Ho iniziato all’età di 11 anni in una piccola pasticceria della città, è stato il primo approccio al mondo della gastronomia che ho deciso di approfondire studiando all’Istituto Alberghiero di Molfetta. Dopo il diploma la mia formazione è avvenuta in ristoranti dove si praticava innanzitutto il rigore del mestiere del cuoco.

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Raccontaci la tua missione, il tuo obiettivo finale, lo scopo che ti spinge a svegliarti e a fare quello che fai.

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Sono determinato ad affermare le mie intenzioni di cucina, Quintessenza è un progetto di cuore che ha l’obiettivo di far stare bene gli altri, condividendo le emozioni di una  tavola del Sud.

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Assegnando delle percentuali, secondo te, per riuscire nella vita, quanto conta la fortuna, quanto la bravura e quanto la caparbietà?  

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Sono tutti e tre fondamentali ma la fortuna non può essere eterna perciò direi 10-45-45.

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Il tuo legame con la tua terra d’origine. Quanto c’è di lei nelle creazioni alle quali dai vita, e soprattutto quanto c’è di lei in te?

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Ho un grande rispetto per la storia della mia terra così ricca di tradizioni e di cultura, i miei piatti si ispirano allo spirito contadino e popolare di questa regione sebbene poi l’interpretazione sia molto contemporanea, si da una nuova forma al passato.

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Sei un fanatico del ”fast” o il tuo stile è più orientato verso lo ”slow”?

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Dipende dalle situazioni, a volte “fast”, istintivo, emozionale, a volte “slow”, riflessivo, logico.

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Chiudi gli occhi e visualizza un’istantanea in particolare, un momento, un attimo, una situazione nella quale hai pensato ”c*** ce la posso fare sul serio”.

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Condivido il mio progetto con Saverio, Domenico, Alessandro, Savino, Francesco, Nicola, penso alla loro voglia di emergere, alla dedizione nel mio progetto, sono pronti a tutto pur di realizzare il mio sogno; penso agli ospiti che sono venuti a trovarci e ci hanno supportato dall’inizio, tutto questo mi basta per pensare che ce la farò! E ce la farò!

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Come tutti, presumo, avrai affrontato anche tu nel tuo ambito lavorativo momenti di scoramento, che ne so, con qualche collega, con un socio, o con l’opprimente e macchinoso titano della burocrazia. come ne sei venuto fuori?

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Sono ottimista di indole, ho aspettative positive per il futuro, l’osservazione e l’esperienza mi spingono verso una visione dura e realistica delle cose, il temperamento mi rimbalza sempre verso il buonumore e la fiducia.

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Woody Allen diceva che l’arte del cinema si ispira indubbiamente alla vita. La tua arte, invece, a cosa si ispira?

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È evidente che anche l’arte di un cuoco si ispira alla vita perché il valore del cibo è sempre stato legato alla vita dell’uomo; mangiamo nel grembo materno e mangiamo subito dopo.


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