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Aproli

Come hai cominciato, che spinte hai avuto, c’è stato un evento particolare che ti ha fatto pensare di voler continuare su questa strada?\r\n\r\nAvevo 6 anni, mio padre per Natale mi aveva regalato il cofanetto in VHS con tutti i videoclip dei Queen dagli anni 70 ai 90; li guardai e riguardai centinaia, forse migliaia di volte: ero completamente rapita da quella che nei miei occhi di bambina era pura magia ed io volevo esserne parte, volevo contribuire anch’io alla costruzione di quella magia, volevo essere una truccatrice! Da lì in poi ogni passo che ho fatto è stato in quella direzione attraverso tantissimo studio e tantissimi sacrifici sono diventata una make up artist specializzata in particolare nella body art e nel creative make up.\r\nDove hai esposto e dove vorresti esporre? e qual è stata la migliore esperienza a riguardo?\r\n\r\nUn luogo molto suggestivo in cui ho esposto insieme al fotografo Giovanni Albore, che ha fermato nel tempo molti dei miei lavori, è stato il castello di Barletta in cui ho anche eseguito una sessione di body painting dal vivo; ed è proprio nel contesto live che la body art si esprime al suo massimo: se penso a dove vorrei esporre mi rendo conto che una delle cose che mi piacerebbe di più sarebbe di creare delle installazioni integrate e mimetizzate nel contesto urbano e paesaggistico che ci circonda.\r\nLe collaborazioni più divertenti e quelle più strane o a cui non avresti minimamente pensato?\r\n\r\nTra le collaborazioni più divertenti ci sono sicuramente quelle con il regista Enzo Piglionica. Enzo è un visionario, dotato di un’immaginazione brillante e viva, un grande professionista che ha la capacità, rara, di affidarsi e fidarsi dei suoi collaboratori e questo contribuisce a creare sul set un clima in cui ti senti a casa, che ti spinge a dare il massimo, che ti fa ignorare la stanchezza anche dopo ore di sessioni di trucco. In particolare, uno degli ultimi set su cui abbiamo collaborato è stato per il videoclip di Serena Fortebraccio, attualmente in lavorazione, in cui Enzo mi ha permesso di eseguire delle truccature particolarmente complesse dando libero sfogo a qualsiasi cosa avessi in mente!\r\nCome percepisci la tua arte in relazione a ciò che hai intorno? Per te l’arte deve essere un sentimento di quello che si vede esternamente o di quello che si prova interiormente? Esempi di entrambi ai quali sei legato?\r\n\r\nSinceramente è una domanda a cui sto ancora tentando di dare una risposta! Mi interrogo poco sul significato del mio lavoro perché vivo l’atto creativo come un’esigenza: è come respirare, non ti chiedi perché, lo fai e basta . Ed è così che è nato “From canvas to skin”, progetto condiviso ancora una volta con Giovanni Albore in cui abbiamo dato vita attraverso la body art e la fotografia ad alcune tra le più importanti opere surrealiste del novecento, tutto è cominciato quasi per gioco e poi diventato uno dei lavori di cui sono più orgogliosa, non solo per il lavoro enorme che è stato fatto ma per il grande impegno di tutti.\r\nCome vivi la tua territorialità? Il tuo essere italiana e pugliese?\r\nDirei che è un rapporto di odio – amore: io amo profondamente il mio paese e in particolare la mia terra bella da mozzarti il fiato, ma non posso sopportare l’appiattimento culturale e sociale in cui scivoliamo giorno dopo giorno; è frustante e ti annichilisce nel profondo. Mi capita spesso che mi venga detto che sono una persona fortunata, ma a tutte queste persone vorrei dire che no, non sono più fortunata di altri, forse sono solo più tenace perché tutti i giorni scelgo di fare quello che amo senza accettare compromessi, tutti i giorni scelgo di non abbandonarmi all’annichilimento.\r\nTraguardi che hai raggiunto, che vorresti raggiungere? Fallimenti fortunati?\r\n\r\nSono una persona tendenzialmente autocritica e molto esigente verso se stessa, con lo sguardo sempre rivolto alla sperimentazione di tecniche e materiali nuovi e in quest’ottica l’idea di tracciare una linea di demarcazione mi sembra quasi un limite, credo piuttosto che tutto quello che fai dia vita a nuovi inizi; è come un flusso continuo e in questo senso anche qualsiasi fallimento, fortunato o sfortunato che sia, può essere costruttivo e affrontato a testa alta.\r\nUna scena che vivi spesso ma ti emoziona come se fosse la prima volta?\r\n\r\nLa scena che si ripete più spesso è sicuramente quella della preparazione della postazione di lavoro dove prepari con ordine e cura i materiali che utilizzerai e che inevitabilmente a fine lavoro è un totale delirio ma ogni volta è come la prima volta, anche se faccio questo lavoro da svariati anni, ed è lo stesso batticuore che provi quando sei innamorato.\r\nQuanta intimità c’è tra te e lo strumento che usi, e con il quale sei più legato?\r\n\r\nGli strumenti che utilizzo sono tantissimi ma quelli a cui sono più legata sono i miei pennelli, sono praticamente come dei figli, alcuni sono con me da più di dieci anni e anche se sono decisamente vissuti non potrei mai separarmene.\r\nDevi rimanere isolata in una stanza completamente bianca, puoi portarti tre oggetti per personalizzare la stanza, cosa ti porteresti e cosa faresti?\r\n\r\nLibri! La serie completa di Berserk nella speranza che Kentaro Miura si decida a completarla. I versi del Capitano di Neruda perché i suoi versi sono commestibili e “Il corpo dipinto” di Beckwith e Fisher perchè devo ancora finire di studiarlo!


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