BARI – Ci sono collegamenti tra l’inchiesta della Dda di Bari sulla centrale che produce passaporti falsi da consegnare a presunti terroristi e l’arresto avvenuto a Bellizzi, in provincia di Salerno? C’è più di una “coincidenza” che fa pensare a delle connessione tra le due delicate indagini in corso. Ricostruiamo le vicende: in Campania, sabato scorso, è stato arrestato dalla polizia Djamal Eddin Ouali, 40enne algerino accusato di aver fornito i documenti falsi ai presunti autori degli attentati di Parigi, tra i quali probabilmente la mente dell’apparato logistico della strage, Salah Abdeslam, lo stesso jihadista passato dal porto di Bari lo scorso agosto.

\r\n

Ouali comparirà l’1 aprile dinanzi ai giudici della Corte d’Appello che dovranno decidere sulla sua estradizione in Belgio. La procura di Bruxelles, infatti, ha chiesto il trasferimento in Belgio dell’algerino per capire se ha fornito i documenti falsi anche agli autori del duplice attentato dello scorso martedì a Bruxelles. L’algerino, per ora, si è avvalso della facoltà di non rispondere, secondo gli inquirenti potrebbe aver fornito la documentazione falsa anche a Najim Laachroui, uno dei kamikaze dell’aeroporto di Zaventem, e a Mohamed Belkad, legato agli attentati di Parigi e a Salah Abdeslam e ucciso dalle forze speciali del Belgio tre giorni prima dell’arresto dello stesso Abdeslam.

\r\n

Le coincidenze non finiscono qui: Khalid El Bakraoui, l’attentatore suicida che si è fatto esplodere all’interno della stazione della metropolitana di Maelbeek di Bruxelles, è transitato nell’estate del 2015 in Italia, diretto poi in Grecia. È atterrato all’aeroporto di Treviso, con un volo proveniente da Bruxelles, negli stessi giorni in cui Salah Abdeslam, l’organizzatore degli attentati di Parigi, era a Bari. Entrambi i terroristi poi sono ripartiti per la Grecia. Lo ha scoperto Sky Tg24 citando un documento degli uomini dell’antiterrorismo che hanno ricostruito tutti gli spostamenti. Parigi-Bruxelles-Salerno-Bari: cosa unisce queste città? Lo stabiliranno le inchieste in corso, la Dda, Digos e Ros hanno aperto un’indagine per scoprire chi fornisce i passaporti falsi.

\r\n

Da dove arrivano i documenti che servono a far circolare in Europa presunti foreign fighters? E’ questa la domanda alla quale stanno cercando di dare una risposta gli investigatori baresi. Gli inquirenti, dopo aver arrestato in una settimana 3 iracheni accusati di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e possesso di documenti falsi, hanno eseguito diverse perquisizioni e ora stanno analizzando il materiale sequestrato. L’obiettivo primario, in questo momento, è ricostruire il flusso dei passaporti tarocchi destinati ai presunti jihadisti sospettati di aver scelto Bari come porta d’ingresso per l’Europa. Gli investigatori sono certi che la centrale di fabbricazione dei documenti falsi non sia nel capoluogo pugliese, che qui i passaporti arrivino già confezionati. Ma da dove? C’è un punto di contatto con le indagini di Salerno? Dalle prime verifiche sembra che i documenti vengano realizzati proprio in Italia, non in Puglia, e venduti da egiziani e albanesi in particolare. Il capoluogo pugliese non è solo luogo di approdo e passaggio per persone legate alle reti jihadiste, ma anche città scelta dai fiancheggiatori del terrorismo per fornire supporto materiale e logistico ai foreign fighters. Dalla lettura degli atti di un’altra inchiesta parallela sul terrorismo, quella che nel dicembre scorso ha portato all’arresto di un altro iracheno, il 45enne Muhamad Majid, emerge che fu proprio Majid a fornire all’iracheno arrestato la settimana scorsa, il 38enne Ridha Shwan Jalal, un documento d’identità greco falso intestato a tale Panagiotis Stamatiou. “Ho chiamato il mio amico degli Emirati Arabi – gli disse Majid – mi ha detto che mi manderà uno (un documento, ndr)”. Jalal dopo l’arresto ha deciso di collaborare e ha permesso agli inquirenti di arrestare, mercoledì scorso, altri due iracheni con cittadinanza britannica. Ma arrivare a lui non è stato facile: Jalal, infatti, prima di essere bloccato dalla polizia, è riuscito ad eludere i controlli spacciandosi per persone diverse. Ad esempio, ad agosto, fermato a Matera per un controllo, si presentò come un medico greco che si trovava in Basilicata per un tirocinio nell’ospedale di Matera e consegnò un passaporto falso. A Bari, poco prima di essere arrestato, provò ad ingannare i poliziotti spacciandosi per un avvocato e mostrando un documento con il timbro della Repubblica Ceca, ovviamente risultato tarocco. La falsa identità, quindi, sarebbe la strategia con cui tenterebbero di muoversi indisturbati in Europa, facendo poi perdere le proprie tracce. D’altronde, anche uno degli attentatori di Parigi, Salah, attraversò tutta l’Italia e passò dal porto di Bari con lo stesso stratagemma. Ridha Shwan Jalal ne aveva ben 5 di passaporti falsi quando è stato fermato dalla Digos, per sua stessa ammissione i documenti dovevano essere consegnati ad altre persone. Lui è lo stesso uomo che, l’agosto scorso,  chiese ad un’agenzia di viaggi di Matera un preventivo per il trasferimento di 20 cittadini iracheni dall’aeroporto di Sulayrmaniyah (Kurdistan iracheno) a Parigi, con uno scalo intermedio ad Istanbul (Turchia). Secondo la magistratura barese Jalaj “può considerarsi contiguo” alla cellula jihadista “Ansar Al Islam” che ha base a Parma. La stessa cellula di cui fa parte Muhamad Majid: pezzo dopo pezzo, gli inquirenti baresi stanno ricostruendo il puzzle.

© RIPRODUZIONE ANCHE PARZIALE RISERVATA - Borderline24 Il giornale - Ti invitiamo a usare i bottoni di condivisione e a non copiare l'articolo.
caricamento...

LASCIA UN COMMENTO:

Please enter your comment!
Please enter your name here