Zona d’ombra (Concussion) – Recensione

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Concussion è stato il primo film della rassegna delle prime internazionali al Bif&st 2016. La scelta è stata azzeccata, poichè c’è un qualcosa in Concussion, un perbenismo o pacatezza della narrazione che lo configurano come una scelta istituzionale, conservatrice, sicura.\r\n\r\nPer queste sue caratteristiche, Concussion si rivela anche essere un film borioso e scontato, almeno negli intenti. Il ritmo dato al film, è invece, abbastanza vivace e la visione procede spedita, seppure mai emozionante. Al contrario del suo titolo, Concussion non è mai di impatto, non lascia mai il segno.\r\n\r\nMa, visto che abbiamo scomodato il titolo, vediamo che cosa sott’intende la parola Concussion. In inglese il termine significa commozione cerebrale e si riferisce, in questo caso, ai traumi subiti dai giocatori di football americano in occasione dei numerosissimi episodi di scontro che avvengono tra loro. L’impatto di questi ripetuti traumi nel tempo è enorme e può portare a disturbi serissimi e letali, come depressione, atteggiamenti violenti e suicidio. Tutto ciò è generalmente ignorato (consapevolmente e non) dal mondo della tifoseria quanto in quella delle associazioni professionistiche di giocatori.\r\n\r\nQuando l’ennesimo giocatore di football muore in circostanze misteriose è, però, uno zelante anatomopatologo a denunciare le conseguenze di questa efferata, ma popolarissima, attività sportiva. La scoperta scientifica del dottor Bennett Omalu, protagonista del film interpretato da Will Smith, lo porterà ad una battaglia combattuta a colpi di convegni medici e dichiarazioni rilanciate dalla stampa, per affermare la verità scientifica sopra gli interessi delle corporation dello sport.\r\n\r\nQuesto intreccio, non esattamente pregno di momenti travolgenti, si fonda sul basilare bisogno di affermazione personale tipico dell’immigrato/outsider e dalla sua incrollabile, banale, moralistica e religiosamente osservante visione del fare la cosa giusta.\r\n\r\nIl risultato è una favola moderna in cui l’eroe è il buon Omalu, i villain sono le lobby sportive, l’aiutante è il collega medico interpretato da un poco credibile Alec-faccia-da-schiaffiBaldwin e il catalizzatore, ovviamente è la forza dell’amore. La performance di Will Smith è l’highlight dell’intera visione. Il suo personaggio è credibile quanto il suo finto accento nigeriano. Purtroppo la sua bravura e le buone intenzioni del film non bastano a redimere la pellicola, nè a procacciare una candidatura agli Oscar all’attore.\r\n\r\nAl posto suo, invece di lamentarmi per lo snub degli Academy di questa volta io mi accontenterei della nomination ottenuta per La ricerca della felicità, favola anche quella su un outsider geniale, ma molto più riuscita e potente nel suscitare tutt’altro tipo di commozione.

[table sort=”desc”]\r\nTitolo, Zona d’ombra (Concussion)\r\nRegia,Peter Landesman\r\nSceneggiatura,Peter Landesman\r\nCast,Will Smith – Alec Baldwin – Albert Brooks – Gugu Mbatha Raw – David Morse – Arliss Howard – Mike O’Malley – Eddie Marsan – Hill Harper – Adewale Akinnuoye Agbaje – Stephen Moyer – Luke Wilson\r\nGenere,Drammatico – Biografico – Sportivo\r\nDurata,123 minuti\r\nData di Uscita,21 aprile 2016\r\n[/table]

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