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Pubblichiamo un intervento politico di Andrea Caroppo, capogruppo di Forza Italia nel consiglio regionale della Puglia, su come le radici cristiane possano dare una forma differente agli atti dell’ente Regione difendendo vita, famiglia e socialità

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I politici, vieppiù quelli che si professano cristiani, non possono essere né schizofrenici né a compartimenti stagni, ma devono sforzarsi di tradurre in azione politica e amministrativa ciò che ritengono valido e giusto per il perseguimento del bene comune. Per questo va preso sul serio l’appello che – in risposta al consigliere regionale Amati (PD) – ha lanciato da queste colonne il Vescovo di Ugento-S.Maria di Leuca, Mons. Angiuli, per un “rinnovato protagonismo di laici e politici cristiani, vissuto “nel secolo” e non “nelle sacrestie”…nell’impegno concreto…attuato nell’azione politica, nella pratica amministrativa, nell’ordinamento civile, nella promozione di leggi giuste”. Si ritiene che occorra riaffermare con vigore le nostre “radici” cristiane? Bene, cominciamo col modificare lo Statuto della Regione Puglia in modo che l’Ente accolga come presupposti e fini del suo agire quei principi del buon senso comune e dell’umanesimo perenne ispirati in maniera decisiva dal cristianesimo.

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Le radici cristiane, infatti, non sono un vuoto concetto filosofico, consegnato alla storia e da declamare solo nella dialettica con quella parte del mondo ostile all’occidente: non sono ceneri da adorare ma fuoco da tenere vivo. Come? Proteggendo la vita dal concepimento alla morte naturale, curando anziani e disabili piuttosto che “aiutandoli” a morire, mettendo al centro dell’agenda politica la famiglia fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna anziché svilendola attraverso forme di impropria equiparazione, impedendo che un bambino sia trasformato in un bene di consumo e così privato di un mamma e un papà, stoppando l’indottrinamento ideologico gender che passa dalle scuole oltre che dai media e dalla legislazione.

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Se su tutto questo non c’è un attacco armato, vi è certamente un attacco culturale e legislativo in fase avanzatissima, del quale gli attuali governi sono tutt’altro che parte marginale. In Italia nel giro di pochi mesi si è finito di distruggere il matrimonio, prima con “divorzio breve” e “divorzio sprint” e poi con la legge Cirinnà imposta con violenza e forzature; è stato avviato alla Camera l’iter della legge sull’eutanasia; è stata reintrodotta la distinzione tra droghe “pesanti” e “leggere” e ci si avvia a liberalizzare queste ultime rendendone di fatto possibile la vendita nei tabaccai; si vorrebbe limitare la libertà di educazione introducendo per legge l’insegnamento del gender nelle scuole (ddl Fedeli) e qualificare come reati convincimenti quali quelli che ho elencato sopra (ddl Scalfarotto). In Puglia non va meglio. Non torno al decennio vendoliano, mi limito a registrare, a solo titolo di esempio, che l’attuale consiliatura si è aperta con la Giunta Emiliano che, nottetempo e mortificando il Consiglio, ha stabilito l’ingresso della nostra Regione nella contestata rete Ready che punta alla diffusione dell’ideologia gender nelle scuole e in tutta la PA (penso ai film propinati al personale ASL di Bari, a talune iniziative del Comune di Bari nelle scuole, agli sportelli Lgbt, vera ossessione del Presidente). 

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Non ci si può esercitare nel ricordo delle radici cristiane mentre si taglia l’albero che vi è innestato sopra.

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La Regione può fare molto in difesa della vita nascente, magari garantendo l’attuazione della l. 194/78 anche nelle parti in cui prevede si faccia tutto il possibile per evitare l’aborto; in difesa degli anziani e dei disabili gravi, magari stabilendo una diversa allocazione delle risorse all’interno del SSR; in difesa della famiglia, intanto non dando priorità alle rivendicazioni ideologiche di minoranze chiassose e poi magari liberandola dall’oppressione di un fisco iniquo e penalizzante e supportandola nelle sue esigenze, a partire da quella abitativa; in difesa dei bambini pugliesi e della libertà educativa dei loro genitori, mettendo al bando l’indottrinamento gender celato dietro il contrasto a bullismo e discriminazioni.

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Per fare sì che ciò che affermiamo come costitutivo del nostro essere si trasformi in coerente azione politica, pratica amministrativa e leggi giuste, cominciamo col modificare subito lo statuto regionale – a partire dagli artt. 1, 5 e 10 – liberandolo da formulazioni ireniche e contraddittorie e affermando espressamente le radici cristiane e le loro conseguenze “nel secolo”: la inderogabilità dei principi di difesa della vita dal concepimento alla morte naturale, di primato della famiglia fondata sul matrimonio tra uomo e donna, di libertà di educazione, di diritto all’obiezione di coscienza per tutti i dipendenti e i professionisti.

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Se vogliamo tenere vivo il fuoco delle nostre radici cristiane in Puglia cominciamo con il riconoscerle pubblicamente in tutta la loro portata viva. Depositerò una proposta in tal senso nei prossimi giorni, confido che il consigliere Amati sarà coerentemente al mio fianco.

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