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Un vecchio proverbio sloveno recita: “L’amore passa per lo stomaco”. Dopo tre giorni in quelle terre, ne capisci il senso.\r\n\r\nUn pulmino da gita, qualche amico e voglia di vino buono. Pochi territori regalano tanta soddisfazione, sincerità e storia.\r\n\r\nAleks Klinech vive a Medana, nel Collio sloveno, in un’umile e bellissima dimora circondata da sei ettari di vigneto, orto e maiali. Dal 1918 la famiglia produce vini che rasentano quella perfezione, propria della facilità del genio. I terrazzamenti ricchi di fossili marini donano un’uva impeccabilmente profonda. Qui la tradizionale macerazione sulle bucce è breve e ponderata, per inseguire una finezza che ha pochi eguali. La raccolta è fatta a mano, i lieviti sono indigeni, il vino affina per due-tre anni in botti da tre a venti ettolitri.\r\n\r\nLa degustazione inizia in cantina, tra le agricole mani grosse e il puro sorriso di Aleks. Ma è al piano di sopra, vicino alla cucina e tra i tavolacci di legno – o nella bella terrazza con vista sulle vigne – che si scopre la meraviglia del matrimonio cibo-vino. Il Gaudelin accompagna un cotechino di musetto di maiale e il prosciutto crudo a coltello. La Ribolla d’annata si sposa con il trasparente maltagliato al ragù bianco di cappone e scopri quant’è facile essere felici. Nel camino antico vengono preparati tutti i secondi piatti: sulla griglia, sotto la cenere, appesi in grossi pentoloni sul fuoco cuociono con pazienza magistrali manzi dalle interminabili frollature, spezzatini e sanguinacci, accompagnati da crauti ingrassati nello strutto. Ed è ora che provi il dirompente rosso base merlot. Non c’è nulla di leggero, eppure la grande abbuffata potrebbe non finire mai, tanta è la pulizia della materia prima. E’ impossibile non ridere, cantare, distendersi.\r\n\r\nDopo serate come questa, sei convinto di non poter bere il giorno dopo; c’è un limite a tutto. Ma incontri Uros Klabjan e scopri di esserti sbagliato. Il corpo e la testa non reggono le porcherie, ma sono pronti a rialzarsi di fronte a nuove meraviglie. Dieci ettari in Istria: la bora (e l’alcol) ti fanno barcollare in mezzo a vigne di parete e alberi da frutto di rara bellezza, tra il Golfo di Trieste e le colline carsiche. Uros è un uomo dall’aspetto pignolo ma dall’animo ironico e un po’ pazzerello. Raccoglie il fiore che da piccola avevo conosciuto come “pissa can” (lì dove fa la pipì il cane) e dice che in Istria lo sbollentano come accompagnamento per le carni. Paese che vai, usanze che trovi. Dice di voler iniziare la degustazione con il piccolo repertorio classico, “poi vediamo come si mettono i rapporti tra di noi”. Bene Uros, benissimo.\r\n\r\nE così assaggiamo una ventina di spettacoli liquidi: la Malvasia è sale e macchia mediterranea complessa e libera; il moscato giallo e la sua vitalità infinita ci hanno lasciato per ore con un ebete sorriso. La longevità di queste bottiglie ti urla addosso che il vino è vita. E che la vita è bella.\r\n\r\nUros ormai ha capito che tra noi tutti c’è feeling – come quello che descrive tra lui e le sue vigne – così si sbottona ancora un po’ e sciabola nell’aia bollicine sperimentali inventate con gli amici. Spettacolo.\r\n\r\nAndate in Slovenia per un lungo e lento fine settimana. Apprezzatene le foreste vergini, l’antichità di alberi e vigne; godete della bellezza dei fenomeni carsici, con più di ottomila grotte, laghi sotterranei, abissi e sorgenti. Dormite da Klinech. La merenda si fa in cantina, la mattina, al vecchio uso contadino: crostoni con lardo macinato di Bohinj e salsiccette fatte in casa. Da non abbinare con il cappuccino…\r\n\r\n 


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