Il Libro della Giungla – Recensione

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Oramai da anni, Walt Disney Pictures ci ha reso partecipi di una delle sue più recenti iniziative nell’ambito della propria produzione cinematografica, quella di rivisitare i sui Classici d’animazione in chiave live-action, con attori in carne e ossa a interpretare personaggi un tempo fatti solo di matita e colori. Da allora, abbiamo visto lungometraggi molto buoni, come Maleficent, e di meno pregevole fattura, come Alice in Wonderland.\r\n\r\nMa nessuno di questi suddetti film si è mai avvicinato alla quasi perfezione mostrata da Il Libro della Giungla. Il lungometraggio diretto da Jon Favreau (già regista dell’apprezzato Iron Man, che ha dato il via alla nascita dell’Universo Cinematografico Marvel) è una pellicola davvero egregia, sotto molteplici chiavi di lettura, a partire da quella registica.\r\n\r\nNel film vengono narrate la avventure di Mowgli, “cucciolo di uomo” costretto a crescere in un branco di lupi, seguito dall’occhio vigile della panterna di nome Bagheera, così come raccontato nella raccolta di racconti omonima firmata da Rudyard Kipling, scritti tra il 1893 e il 1894. Rimasto orfano a causa della crudeltà della tigre Shere Khan, Mowgli viene trovato da Bagheera e affidato al branco di animali più fedeli e ligi alla Legge della giungla, così da poter sopravvivere in un contesto per natura crudele, ma giusto. Purtroppo, però, il ragazzo è pur sempre un “pesce fuor d’acqua”, e questa diversità avrà un duro prezzo da pagare, quando Shere Khan tornerà in scena. Da queste premesse, prenderà il via una serie di appassionanti avventure, che porterà a una crescita e a una maggiore consapevolezza da parte del protagonista (è questa, dopotutto la funzione del “viaggio” in narrativa), il quale dovrà poi compiere una scelta: restare o andare via, cercando di capire a quale mondo appartiene davvero. Allegoria con oramai più di un secolo di vita, questa storia risulta quanto mai attuale, dipingendo, in chiave metaforica, tutti gli aspetti della natura umana, incarnata, in questo caso, da animali: amore, odio, amicizia, crudeltà, diversità e appartenenza sono i temi chiave di quest’opera.\r\n\r\nIl maggiore punto di forza de Il Libro della Giungla è quello di essere un adattamento coerente e rispettoso delle fonti originali, senza però divenire una copia carbone di quanto già visto e letto, cosa che gli consente di assumere una sua precisa e più che dignitosa identità. La funzione dell’adattamento nel cinema è fondamentale e alquanto complessa, e spesso una qualche carenza su questo livello (che si trova decisamente “a monte”) si traduce in una sostanziale insufficienza del tutto (“a valle”, ossia sul grande schermo, davanti all’occhio dello spettatore). Il film di Jon Favreau riesce a distinguersi egregiamente perché sa prendere le fonti precedenti (sia la serie di racconti che il Classico Disney d’animazione), sviscerandone gli elementi chiave e rielaborandoli in una storia precisa, curata e attuale, grazie al lavoro dello sceneggiatore Justin Marks.\r\n\r\nDa un punto di vista più tecnico si segnalano diverse, vincenti scelte: in primis, il lungometraggio inizia in medias res, una tecnica che consente di proiettare lo spettatore direttamente nel cuore dell’azione, coinvolgendolo in maniera efficace nella storia (andando poi a recuperare quello che è avvenuto precedentemente grazie all’altrettanto efficace tecnica del flashback). Da subito, ci si trova immersi in un’ambientazione spettacolare, che vive a pieno sullo schermo grazie a una regia coraggiosa, moderna e iper-dinamica (ci vuole qualche minuto perché l’occhio di chi guarda si abitui a questo tipo di cinetica, ma subito dopo diviene un vero spettacolo, una gioia per gli occhi). La grafica (oltre che la fotografia) accattivante del film viene esaltata ulteriormente dagli ottimi effetti speciali: la CGI (Computer Grafica) è eccellente, specie quando va a “creare” letteralmente tutti i personaggi (all’infuori di Mowgli, l’unico davvero in carne e ossa). Bagheera, Share Khan, Baloo, King Louie, Kaa hanno un design incredibile, realistico ed espressivo in egual misura. Il giovane attore Neel Sethi (classe 2003, pensate un po’) dimostra poi capacità attoriali notevoli, sia in funzione della sua età, che, soprattutto, del fatto che in sostanza recitava da solo sul set, fingendo che al suo fianco vi fossero gli altri personaggi con cui interagire.\r\n\r\nSegnaliamo l’ottimo lavoro fatto dai doppiatori italiani (che sovente critichiamo), i quali riescono a non far rimpiangere quelli originali (star del calibro di Bill Murray, Ben Kingsley, Idris Elba, Lupita Nyong’o, Scarlett Johansson, Christopher Walken): Neri Marcorè, Toni Servillo, Alessandro Rossi, Violante Placido, Giovanna Mezzogiorno e il sorprendente Giancarlo Magalli compiono tutti un grande lavoro.\r\n\r\nIn conclusione, con Il Libro della Giungla la Disney ha dato vita a qualcosa di davvero fuori scala, specie se confrontato con i live-action dei Classici precedenti. La speranza è quella di vedere più spesso pellicole di questo tipo, che riescono davvero a unire un pubblico di tutte le età, genitori e figli su tutti, che si esaltano, emozionano e a volte spaventano con armonia, empatizzando davvero tra loro. Ed è questa la magia del cinema, alla fine.

[table sort=”desc”]\r\nTitolo,Il Libro della Giungla\r\nRegia,Jon Favreau\r\nSceneggiatura,Justin Marks\r\nCast (doppiaggio italiano), Neri Marcorè – Toni Servillo – Alessandro Rossi – Violante Placido – Giovanna Mezzogiorno – Giancarlo Magalli – Neel Sethi\r\nGenera,Avventura – Drammatico\r\nDurata,106 minuti\r\nData di Uscita,21 aprile 2016\r\n[/table]

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