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BARI – “Negli anni Cinquanta e Sessanta la festa di San Nicola durava addirittura 15 giorni, il santo veniva portato in tutti i quartieri della città e negli ospedali, Policlinico e Di Venere. Poi, per motivi di ordine pubblico, di traffico i giorni sono stati ridotti. Comunque, prima la festa era più sentita rispetto ad oggi”. L’8 e il 9 maggio sono le giornate clou della festa di San Nicola, il santo patrono del capoluogo pugliese. Noi di Borderline24 abbiamo raggiunto a Bari Vecchia Michele Fanelli, vero custode ed esperto delle tradizioni popolari baresi,  per farci raccontare com’è cambiata la festa più attesa in città. “Per Bari – conferma – è un momento molto importante, è il massimo. Questa è sì una festa religiosa ma racchiude molte tradizioni popolari. La globalizzazione, purtroppo, l’ha cambiata”. Nonostante tutto, alcuni riti sono sopravvissuti . “Ad esempio – spiega Fanelli –  resistono le vecchie tradizioni gastronomiche legate alla festa: l’8 maggio, si pranza con carciofi e piselli e il motivo è semplice: è un piatto facile e rapido da preparare e permetteva alle donne di farlo in pochi minuti per poi uscire. Il 9, invece, c’è la famosa “uscita”, la passeggiata sul lungomare in onore del santo. Prima, i ricchi mangiavano a ridosso del mare le cozze crude con il provolone, i più poveri, invece, mortadella, provolone e una birra”. Ma qual è, secondo Fanelli, il momento clou dei tre giorni dedicati al santo patrono? “Senza dubbio il giorno 8, quando San Nicola viene portato a mare”.


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