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“In Italia l’asilo nido è considerato un servizio e non un diritto. Un diritto che dovrebbe spettare sia alle madri che ai bambini. Alle madri anche se non lavorano e ai bambini anche se in tenera età. Il nido viene inserito nella categoria dei servizi in funzione di “deposito”. Invece, pur rispettando i tempi di autonomia acquisita del neonato, per esempio l’allattamento al seno assolutamente indispensabile, l’asilo nido contribuisce nel rispetto delle varie fasi di crescita del neonato, a favorire quel percorso legato all’ acquisizione di un bagaglio di esperienze utili a rafforzare la socializzazione, l’autonomia, il rispetto di alcune regole di base come la tolleranza, la condivisione degli spazi comuni e degli strumenti ludici. In poche parole l’asilo nido è la base, come le fondamenta di un bel palazzo.  L’asilo nido è un indispensabile strumento pedagogico.\r\n\r\nPoi diventa anche funzionale ai bisogni della famiglia che lavora. I miei quattro figli sono stati fortunati nella sfortuna di essere figli di famiglia indigente e un posto fuori graduatoria l’hanno sempre avuto. Qui spezzo una lancia a favore del Comune di Bari, poiché già durante l’amministrazione di Michele Emiliano, ci sono posti riservati alle ragazze madri, ai figli dei migranti e ai bambini colpiti da disabilità. Per esperienza diretta posso scrivere che gli asili nido di Bari sono una oasi in mezzo alla devastazione del welfare e al deserto pedagogico di realtà scolastiche a iniziare dalle scuole materne. Il problema del considerare il nido come un servizio e non un diritto, fa si che, lo stesso governo, risparmi fondi utili per consentire a tutti i genitori un posto in graduatoria per i loro bambini. Il 2 settembre 2014, in una conferenza stampa di presentazione dei “prossimi anni di governo”, Matteo Renzi e il ministro Graziano Del Rio, promettevano “mille asili nido in mille giorni”. Propaganda.\r\n\r\nAd oggi nessuno li ha ancora visti questi asili nido. Promettevano di passare da una copertura di asili nido al 18% ad una copertura del 33%. Tutta questa bella storia non solo è stata utile propaganda di governo, ma non ha centrato il problema reale e cioè che, fosse pure aumentato il numero di asili nido, non viene assicurata la copertura dei posti a carico dello Stato. In sintesi, a fronte di un aumento di posti disponibili non viene data la possibilità di accesso a causa dei costi elevati delle rette.\r\n\r\nIn questo momento storico, diciamo di crisi del sistema economico, dove la maggioranza delle donne si vedono negare il diritto ad un giusto reddito e dove spesso è un solo genitore a portare il pane a casa, le famiglie rinunciano al diritto di un posto al nido, poiché non viene considerato un diritto. Io parto da questa analisi che è fondamentale e viene probabilmente, se non addirittura necessariamente prima, del problema del ritardo della pubblicazione del bando. Si naviga ormai sempre più velocemente verso la soppressione dei diritti delle famiglie, del diritto a mantenere la scuola pubblica (perché il nido viene visto come un parcheggio e non come l’inizio di un percorso pedagogico e formativo)”.


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