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BARI – “Come al solito l’amministrazione, per bocca questa volta dell’assessora Romano, è bravissima con la politica degli slogan, un po’ meno con quella che risolve i problemi e migliora la vita dei cittadini”. Lo scrive in una nota Usb (Unione sindacale di base) riferendosi alla notizia diffusa nei giorni scorsi che parlava di mense scolastiche aperte fino all’ultimo giorno di scuola”. \r\n\r\n”Basta farsi un giro per le scuole- puntualizza la nota – parlare con i genitori, gli insegnanti e i collaboratori per scoprire che questi annunci non tengono conto di alcuni fatti: le scuole sono ubicate in edifici spesso vetusti, in alcuni casi insicuri se non proprio fuori norma, senza alcun sistema di climatizzazione o areazione; alcune volte i locali mensa sono ricavati all’interno di normali aule spesso anguste dove, mentre d’inverno gli odori evaporano più velocemente, d’estate diventano invivibili; la scarsa qualità dei pasti (vedi la protesta della “Giunta dei Genitori” del marzo scorso con le dimissioni di tutti i genitori da questo organismo) che, non è difficile immaginare, possa peggiorare con il caldo estivo; le risorse impegnate, frutto del recupero delle morosità ottenuto grazie al proficuo impegno di quattro lavoratrici, che non sono state nemmeno retribuite, verrà sprecato per un servizio che sicuramente si rivelerà inutile e dispendioso.\r\n\r\nE ancora: “L’assessora ha mai fatto dei sopralluoghi, tranne quelli a beneficio della stampa, per verificare lo stato degli ambienti, nonché le enormi quantità di cibo che vengono buttate?” “Insomma – prosegue la nota – lo stato in cui versano molte scuole baresi è noto a tutti da tempo e andrebbe ripensato l’intero sistema assieme però ai soggetti attivi che sono i genitori, gli insegnanti e i collaboratori. Se poi l’assessora volesse incontrare pure i sindacati sarebbe magnifico!”.\r\n\r\nSecondo USB – quindi – non ci sono le condizioni per offrire il prolungamento del servizio mensa fino a giugno: troppo caldo per tenere i bambini fino alle 16 in strutture non attrezzate.  “A meno che – conclude la nota – l’assessora non intenda i servizi educativi come un luogo in cui offrire una prestazione di baby sitting. Da qui il salto verso la privatizzazione sarebbe breve e forse proprio a questo mirano, le politiche di questa amministrazione, in perfetta coerenza con le politiche nazionali ed europee che vedono lo stato sociale come un costo che va tagliato e non come una risorsa di equità e giustizia”.


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