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 \r\n\r\nMatt Mullenweng, fondatore di WordPress;\r\n\r\nAresh Ferdowsi, co-fondatore di Dropbox;\r\n\r\nDaniel Ek, co-fondatore di Spotify;\r\n\r\nMark Zuckerberg, fondatore di Facebook;\r\n\r\nStave Jobs, fondatore della Apple.\r\n\r\nCos’hanno in comune questi personaggi? Sono ricchi, di successo e… non sono laureati. Questo significa che la laurea è inutile? No, perché sarebbe possibile allo stesso modo fare una lista di altre persone di successo che hanno portato avanti un percorso di studi brillante.\r\n\r\nQuesta riflessione ci serve però a distaccarci un po’ da quella che è la visione “tradizionale” dell’intelligenza. Il nostro sistema di istruzione punta per di più a tramandare delle conoscenze: dai libri, all’insegnante, agli alunni. Ci troviamo un po’ di fronte a questa situazione: più sai, meglio è. Il metro di giudizio scolastico si centra prevalentemente nel valutare quanto un alunno ha appreso dal suo studio e come lo espone. Questo tipo di conoscenza riflette un po’ quella che Cattel, negli anni ’50, denominò “intelligenza cristallizzata”, ossia la capacità di assorbire le informazioni, le conoscenze e le esperienze, che si riflette nel nostro vocabolario, nella conoscenza esplicita generale, nella memoria dichiarativa di persone, luoghi, cose. Cattel ha distinto questa intelligenza dall’intelligenza fluida, ossia la capacità di pensare in modo logico e risolvere i problemi in situazioni nuove, che si basa sulle capacità di percezione e ragionamento. L’intelligenza fluida è direttamente correlata alla creatività e all’innovazione, caratteristiche che possiamo ritrovare nei personaggi sopra esposti.\r\n\r\nL’era digitale richiede sempre di più questo secondo tipo di intelligenza: di informazioni ce ne sono tante, per giungere ad una conoscenza basta un click e, proprio per la facilità di raggiungimento delle informazioni, sapere a volte non basta, ma diventa importante riuscire ad utilizzare in maniera diversa e innovativa questo sapere, unendolo al saper fare.\r\n\r\nPensiamo agli atleti. Forse loro non necessitano di conoscenze puramente scolastiche, ma per far sì che ci sia una buona prestazione è importante che ci sia una buona attività cerebrale: per esempio se ci si trova di fronte ad un avversario si deve utilizzare la capacità di “problem solving”, utilizzando gli elementi a disposizione per capire come poter allontanare o ingannare l’avversario; focalizzare l’attenzione sugli elementi principali, proiettarsi immagini mentali che permettano di anticipare i movimenti dell’avversario, utilizzare l’esperienza e la conoscenza per riuscire a cavarsela anche nelle nuove situazioni, o in quelle inaspettate.\r\n\r\nSebbene ci siano dei dibattiti in corso sulle varie modalità per migliorare l’intelligenza fluida, molti studi stanno dimostrando un forte legame tra questa e le attività non accademiche come attività fisica, suonare uno strumento musicale, esprimersi attraverso le innumerevoli forme d’arte.\r\n\r\nSarebbe vantaggioso incoraggiare i propri figli non solo a portare avanti un buon rendimento scolastico (intelligenza cristallizzata), ma anche ad allenare l’intelligenza fluida, sia attraverso dei modi innovativi e creativi di apprendere, sia attraverso lo svolgimento di attività extrascolastiche di loro gradimento, affinché siano sempre più capaci di filtrare le informazioni cristallizzate attraverso una lente personale e collegare tutti i punti in maniera nuova e originale.


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