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Alessia Gazzola ha deciso di abbandonare, temporaneamente, Alice Allevi e i suoi casi di omicidio, per dedicarsi a Emma De Tessent e scrivere una storia romantica, che evoca, attualizzandoli, echi di passati letterari ottocenteschi.  Il risultato è “Non è la fine del mondo”, edito da Feltrinelli, un moderno romanzo sentimentale, ambientato in una Roma bella, in cui vengono raccontate le vicissitudini di una trentenne ancora single, ex amante di un uomo sposato, alle prese con una realtà lavorativa pronta a sottometterla.

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Emma, dal nome altisonante e dai nobili natali, è una donna che ha desideri, sogni e aspettative, ma che è costretta a barcamenarsi, spesso suo malgrado, in una realtà che le è invisa. Lavora, da perenne stagista precaria, come editor in una casa cinematografica, ha un capo fuori di testa e avvezzo ai colpi bassi, una collega gatta morta suo malgrado, e insegue il sogno di ottenere i diritti cinematografici del romanzo di Tameyoshi Tessai, scrittore talentuoso e bizzarro, che però non intende cederli e accontentare troppo facilmente l’agguerrita De Tessent. Lui, con le sue paturnie e stranezze, è un personaggio bellissimo, il deus ex machina che rende la storia più avvincente, un uomo che ricorda il vento e che, proprio per questo, è spesso mutevole e sfuggente.

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Emma sogna di trarre un film dalla storia che Tessai ha raccontato e che suo padre Julian, morto per una malattia fulminante, ha amato moltissimo. Costretta spesso ad occuparsi della trasposizione cinematografica di soggetti atroci, vorrebbe lavorare per un film che dica qualcosa, che lasci un segno, e non certo quello degli attori cani con i quali si è trovata suo malgrado a confrontarsi. Attratta più dalla luminosità delle pagine dei libri, vorrebbe prendere le distanze dalle luci fatue della produzione cinematografica, e con il suo lavoro realizzare qualcosa di veramente utile e far sì, magari, che il cinema sia ciò che lei ha sempre pensato dovesse essere: un mezzo per avvicinarsi ai sogni. Ama leggere libri romantici, e il suo rifugio sicuro sono i romanzi Harmony acquistati in edicola, da divorare al caldo accompagnati da biscotti al cioccolato, dal costo massimo di un euro a pacchetto, strabordanti calorie e grassi idrogenati.

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La famiglia di Emma conta sua madre Marina, svagata signora che vive nel ricordo del marito morto e che ha nel cuore un segreto custodito dolorosamente, la sorella maggiore Arabella, sposata noiosamente con un fedifrago traditore, e le nipotine Maria e Valeria, dai nomi “normali” e dall’infanzia amorevolmente accudita dalla giovane zia. L’amore, nella vita della protagonista, è il ricordo di Carlo, l’uomo sposato con il quale ha avuto una relazione e che l’ha lasciata, dopo quattro anni, perché deciso a ristabilire la sua felicità coniugale.

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Cos’è, però, che fa crollare il mondo apparentemente precostituito di Emma? La sua posizione di stagista precaria subisce una brusca frenata quando è costretta suo malgrado ad andare via, si barcamena come può alla ricerca di un altro impiego. Ironia della sorte, proprio il giorno in cui potrebbe avere accesso al lavoro dei suoi sogni, tutto va in malora ed è costretta a trovare un’attività di ripiego, lontanissima dai suoi studi e dalla sua precedente occupazione. In una manciata di mesi la giovane donna si ritrova a vivere tra le mura di un negozio chic in cui impara a ricamare grazie alla sofisticata proprietaria, la signora Vittoria, e qui la sua vita si trasforma, permettendole di aprirsi a nuove prospettive. Paradossalmente tutta la frenesia degli anni trascorsi non l’aveva condotta da nessuna parte, mentre il tempo limitato passato a ricamare fa di lei una persona nuova. Emma, varcata la soglia della bottega artigianale che le è servita da rifugio, è una persona diversa, sembra sapere cos’è ciò che davvero vuole, ma adesso non si prodiga più forsennatamente per ottenerlo, aspetta, e il suo attendere le darà ragione e arriverà tutto quello che desiderava: un nuovo lavoro, un novo amore, un regalo inaspettato, la consapevolezza che la condurrà ad un’insperata serenità.

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Alessia Gazzola ha un dono: una scrittura felice. Con lei i personaggi diventano più veri e sembra di conoscerli, sono loro a fare la storia, che potrebbe essere ambientata in ogni luogo e in qualsiasi tempo. Nelle sue parole si ritrovano quelle di scrittrici “datate”, ma legate a chi ama leggere da imperituro amore, si riconoscono vicende che possono sembrare comuni ma che sono narrate con un guizzo non concesso a tutti, si riconoscono echi di un passato romantico che fa parte di un genere letterario intramontabile.

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“Non è la fine del mondo” è un libro delicato uscito in un periodo dell’anno perfetto che fa pregustare momenti di piacevole abbandono alla lettura. Aspettando di leggere, in autunno, le nuove avventure della criminologa Allevi, potrete passare un’estate tranquilla tuffandovi in una storia che ha un inizio e una fine, confrontandovi con una protagonista che racconta le sue vicendee poi è pronta a salutare tutti in buon ordine con le stesse parole di Tameyoshi Tessai: “Buona vita e buon vento, mia cara Emma”.


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