“In pochi pagano il pane per chi ne ha bisogno, ma in molti lo richiedono. Non so se ne abbiano davvero bisogno, ma di certo non posso chiedere l’Isee a ciascuno”. Il proprietario di “Magic Pan” in via Crisanzio riesce ad inquadrare benissimo lo stato attuale dell’iniziativa “Pane pagato”.\r\n\r\nIl suo è uno dei 15 panifici che ha aderito all’iniziativa di solidarietà, promossa da Confartigianato e dal Comune di Bari, partita il 13 giugno scorso in concomitanza con la festa di Sant’Antonio. L’idea è semplice: permettere ai clienti di pagare un quantitativo di pane in più da lasciare a chi ne avesse bisogno in un apposito cestino in bella vista sul balcone.\r\n\r\nScarsa partecipazione dei cittadini\r\n\r\nEppure dopo tre giorni quello che i panifici hanno registrato è solo la scarsa solidarietà dei baresi. “In media viene un cliente al giorno e acquista un euro di pane o poco più, molti invece sono coloro che lo vengono a richiedere. Riempio io il cestino con alcuni miei panini, altrimenti ben poco avrebbero da prendere”, racconta il proprietario di Magic Pan.\r\n\r\nA pochi metri dal suo negozio c’è un altro panificio presente nella lista presentata da Confartigianato e dal Comune: “La bottega del pane”. Eppure quando a loro chiediamo come sta andando l’iniziativa cadono dalle nuvole. “Non abbiamo mai aderito – dichiara la ragazza al di là del bancone – non capisco perché siamo in lista”.\r\n\r\nIniziativa poco pubblicizzata\r\n\r\nCambiando quartiere, la situazione non è diversa. “Finora non ho visto neanche una persona acquistare del pane per i bisognosi” spiega il proprietario dello storico panificio Fiore a Bari vecchia. “In realtà  – spiega- nessuno è neanche venuto a chiedere se fossero disponibili, probabilmente l’iniziativa è stata poco pubblicizzata”. Stessa risposta da Morisco, negozio di alimentari nel quartiere Japigia. “No – dichiara la proprietaria -, il cestino è sempre vuoto. E noi di certo non possiamo riempirlo, visto che vendiamo poco”.\r\n\r\nPrima di riuscire ad avere un identikit delle persone che vengono a richiedere il pane pagato, dobbiamo cambiare zona e spostarci in via Giulio Petroni. “Principalmente vengono donne, di nazionalità italiana, a richiedere il pane – racconta l’anziana fornaia del panificio San Lorenzo. “Quante sono? Una o forse due persone al giorno, dipende da quanto pane si raccoglie nel cestino. Ci raccontano che hanno una famiglia numerosa e sono senza lavoro. Chiaramente non conoscendoli non sappiamo se sia vero o no. L’unica cosa che possiamo fare è incartaglieli e sperare che abbiano detto la verità”.\r\n\r\n“Con quanto lasciato nel cestino si sfama al massimo una famiglia “\r\n\r\nQuel che è certo è che ben poche bocche possono essere sfamate con quanto lasciato dai clienti.”Non è che stiano partecipando in maniera massiccia all’iniziativa” dichiara la proprietaria. “Mediamente – conclude – tre o quattro persone comprano il pane per i bisognosi, ma al massimo lasciano un paio di rosette. Con quel quantitativo ci si sfama una famiglia al massimo”.

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