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Dopo più di una settimana di petizione, il comitato Salviamo via Sparano, si è presentato in Comune per depositare le firme raccolte. A quel punto, però, un nuovo ostacolo si è frapposto nella loro battaglia per bloccare il bando di gara per il restyling della via pedonale nel quartiere murattiano: i dati dei firmatari.

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I funzionari dell’ufficio di presidenza del Comune non hanno potuto, infatti, ufficializzare – almeno per ora – la petizione perché non erano stati annotati i dati personali della carta d’identità di ognuno dei firmatari, come previsto dall’articolo 80 del Regolamento del Comune di Bari che obbliga “la sola indicazione del domicilio dei sottoscrittori”. Le 2200 firme raccolte finora nella sede del Comitato e dagli oltre 50 negozianti baresi che hanno aderito alla causa potrebbero, quindi, risultare inutili.

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A spiegarcelo è il segretario generale del Comune di Bari, Mario D’Amelio. “Le firme sono state prese come accade sempre – dichiara -, ma la petizione è inammissibile, mancando quanto indicato dall’articolo 80 del Regolamento comunale, ovvero gli estremi del documento di riconoscimento. Senza quelli la petizione non passerà neanche attraverso i 15 giorni che per regolamento deve prendersi il Comune per ufficializzare una petizione. Nei prossimi giorni sicuramente sarà comunicato a coloro che la petizione è respinta perché mancano i requisiti”.

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“Abbiamo raccolto 4000 firme con la nostra campagna – spiega Donato Cippone del comitato Salviamo via Sparano -, ma abbiamo deciso di presentarne momentaneamente solo 2200. Quando ci siamo sentiti rispondere che non erano valide ci è caduto il mondo addosso. L’obbligo di trascrivere i dati personali dei firmatari è stato introdotto dal Regolamento comunale sulle petizioni, ma nello Statuto all’articolo 80 non è presente. Noi abbiamo parlato con alcuni avvocati e ci hanno detto che tra Statuto e Regolamento prevale il primo”.

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Non è della stessa idea però D’Amelio. “Lo Statuto – spiega – regola la materia in forma generale, ma è il Regolamento che la disciplina nei singoli casi e a quello noi dobbiamo attenerci per indicare l’ammissibilità o meno di una qualsiasi petizione che ci viene presentata per l’ufficializzazione”.

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Quel che è certo è che il tempo per presentare un eventuale ricorso non c’è, visto che il termine per aggiudicare l’appalto dei lavori (il 7 luglio) è sempre più vicino. E se le beghe tra Comune e cittadini dovessero ritardare l’avvio dei lavori allora la ditta che si è aggiudicata l’appalto potrebbe richiedere un risarcimento, che andrebbe a pesare sulle casse comunali. “Nei prossimi tre giorni raccoglieremo altre 1000 firme da presentare – raccontano dal Comitato – e, visto che abbiamo ottenuto l’autorizzazione, da domani mattina metteremo in piedi un banchetto per la petizione in via Sparano. Se arriviamo oltre il 7 luglio sicuramente il sindaco userà il risarcimento come scusa per non dare ascolto alle richieste dei cittadini e commercianti contrari al progetto”.

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Intanto i componenti del Comitato continuano a cercare di incontrare il sindaco Decaro, dopo aver registrato la scorsa settimana la disponibilità del primo cittadino “ad incontrare tutti se invitato”, come aveva dichiarato in seguito alla riunione con i commercianti dell’associazione Borgo murattiano. “Ancora una volta abbiamo cercato di ascoltare il sindaco – dichiara Donato Cippone – chiedendo agli impiegati dell’ufficio di Presidenza quando fosse disponibile per un confronto. Ci siamo sentiti dire che Decaro e gli assessori sono troppo impegnati in questo periodo. Può un sindaco essere troppo impegnato per ascoltare i bisogni dei cittadini? E’ assurdo”.

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Ora il Comitato ha intenzione di portare la questione al di fuori del territorio comunale. “In questi giorni discuteremo – conclude Cippone – perché pensiamo di presentare un ricorso straordinario al presidente della Repubblica Sergio Mattarella sulla questione”.

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