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Benché sia facile immaginare che l’uso di sostanze stupefacenti durante la gravidanza sia dannoso per il feto, i numerosi studi effettuati a riguardo non danno risultati univoci. Questo accade perché le variabili in gioco sono tante: tipo di sostanze, quantità, momento gestazionale nel quale si è effettuato il consumo.\r\n\r\nPer esempio uno studio portato avanti sui primati esposti in utero alla cocaina ha visto che come conseguenza c’era una riduzione della densità e del numero di neuroni nella corteccia cerebrale nei primi due mesi di vita dei piccoli ma che, d’altra parte, dopo questi due mesi non c’erano ulteriori danni e ci potevano essere anche segni di ripresa nei primi 3 anni. Molti di questi studi si sono incentrati prevalentemente sull’uso della cocaina riscontrando dei possibili effetti sulle abilità di problem solving e di processamento delle informazioni.\r\n\r\nPer ciò che concerne la Cannabis si stima che circa il 2-13% delle donne in tutto il mondo ne faccia uso durante la gravidanza. Uno studio che ha previsto l’uso di cannabinoidi durante la gravidanza ha mostrato delle disregolazioni permanenti nell’asse HPA (asse Ipotalamo-ipofisi-surrene che modula nel nostro organismo la capacità di adattamento e risposta allo stress di tipo fisico, psicologico, sociale, metabolico e cardiocircolatorio). Secondo un altro recentissimo studio l’uso di cannabis durante la gravidanza è associato ad uno sviluppo anormale della corteccia cerebrale dei bambini, infatti i feti esposti, a differenza di quelli non esposti, avevano una corteccia prefrontale più spessa. Questa parte cerebrale è coinvolta in vari processi cognitivi, come ad esempio quelli decisionali e quelli che coinvolgono memoria di lavoro.\r\n\r\nLo stesso El Marroun, autore della ricerca, ha dichiarato che questi risultati sono difficili da interpretare in quanto, sebbene si sia vista una correlazione tra uso di cannabis e sviluppo cerebrale, non è ancora nota la causa di questa relazione.\r\n\r\nCiò che preme sottolineare non è semplicemente la diretta correlazione che può esserci tra uso di sostanze e danni cerebrali, ma bisogna evidenziare che l’abuso di sostanze può incidere anche sul tipo e sulla qualità della genitorialità. Se una mamma continua a fare uso di sostanze durante lo sviluppo del bambino, nonostante la sua attenzione e protezione nei confronti del piccolo, questo inciderà sulla sua crescita. Sono stati riscontrati infatti molti fattori disfunzionali di personalità dei genitori che abusano di sostanze che hanno delle incidenze forti sui figli. Per esempio circa il 70% di mamme tossicodipendenti può sviluppare una patologia depressiva, mentre nei papà si può sviluppare un disturbo antisociale di personalità. Avere un genitore affetto da depressione inciderà sul figlio non tanto per la mancanza di comportamenti positivi, quanto per la presenza di comportamenti negativi: i genitori per esempio potranno comunque essere presenti e dediti alle cure, ma il loro comportamento sarà caratterizzato da ostilità, irritabilità e/o rifiuto nei confronti del bambino. Potrà svilupparsi inoltre una adultizzazione del bambino, che si vedrà costretto a prendersi cura dei genitori, invertendo i ruoli. Questo non vale solo per le mamme ma anche per i papà in quanto anche la depressione post natale paterna può contribuire allo sviluppo di disturbi psichici nel figlio.\r\n\r\nSeppur non siano note le specifiche cause e gli specifici effetti, sono sempre di più gli studi che mostrano una correlazione negativa tra abuso di sostanze e sviluppo dei figli. Questo dovrebbe essere sufficiente per evitarne l’uso (anche delle così dette “leggere”) e proteggere il feto durante la gravidanza e durante tutta la sua crescita.


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